Sicurezza
Contributi per pagare l’affitto sono 132 le domande respinte
La stretta sui requisiti d’accesso ha ridotto anche le richieste complessive: ne sono state presentate circa 150 in meno rispetto all’anno scorso
EMPOLI. La stretta sui requisiti di accesso ai contributi per il pagamento dell'affitto ha ridotto le domande presentate all'Unione dei Comuni. La graduatoria provvisoria approvata in questi giorni dall'ente di piazza della Vittoria parla nel complesso di quasi centocinquanta richieste in meno rispetto allo scorso anno. In tutto, infatti, sono state 1.273 le famiglie che hanno richiesto il beneficio, a fronte delle 1.415. Di queste ne sono state ammesse 1.141. Mentre 132 sono state respinte con motivazioni diverse, in molti casi attinenti alle novità introdotte dal bando di quest'anno. Come il superamento del tetto per il patrimonio immobiliare o per quello complessivo del nucleo familiare. Ma sono state molte anche quelle escluse per un'incidenza del canone sul valore Ise inferiore al 24% o semplicemente per vizi di forma nella presentazione della domanda.
Il trend, insomma, testimonia una flessione, che tuttavia non porta il numero di beneficiari ai livelli di due anni fa e cioè poco più di 700. Considerando anche che la maggior parte delle richieste accettate è stata collocata nella fascia A, che è quella più alta e che dà diritto ad un contributo maggiore rispetto a quello erogato per gli ammessi in fascia B.
Due erano le novità principali introdotte dal bando affitti 2019: un leggero ritocco al rialzo dei limiti Ise per l'inserimento nelle due fasce di assegnazione e l'introduzione di un limite patrimoniale sia per i beni immobili che per quelli mobili. Nella fattispecie, per poter accedere al contributo si doveva avere residenza in uno degli undici comuni, non essere assegnatari di un alloggio popolare e avere un valore Ise (Indicatore della situazione economica, che emerge dalla certificazione Isee) non superiore a 28.684,36 euro. Una cifra superiore, seppure di poco, a quella fissata lo scorso anno. Mentre sul fronte del patrimonio, la normativa prevedeva che non fossero superati i 25mila euro di valore per quello immobiliare, a meno che l'immobile non fosse a disposizione del coniuge legalmente separato o divorziato, fosse comprovata la non disponibilità dell'abitazione, l'alloggio fosse stato dichiarato inagibile o sottoposto a procedura di pignoramento. Inoltre, era stato fissato un limite di 40mila euro di patrimonio complessivo, che comprendeva sia quello immobiliare, sia quello mobiliare.
A questo punto si apre una finestra in cui sarà possibile presentare ricorso. Chiusa la quale l'Unione dei Comuni dovrà definire gli importi da assegnare in base alla graduatoria e alle risorse complessive stanziate per i contributi al pagamento degli affitti. —
M.P.
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