Il Tirreno

Empoli

cerreto Guidi 

Inno di Mameli con il linguaggio dei segni emozione al palasport con le atlete azzurre

Martina Trivigno

Ospiti della Cerretese Volley, le pallavoliste della nazionale italiana sorde hanno coinvolto tutto il pubblico

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cerreto guidi. L’Inno di Mameli “cantato” con il linguaggio dei segni dalle atlete della nazionale italiana di pallavolo della Fssi, la Federazione sport sordi Italia, che di recente ha vinto la medaglia d’oro al Campionato europeo.

E quello che – soltanto all’apparenza – sembrava silenzio ha riempito il Palazzetto dello sport di Cerreto Guidi. I genitori in tribuna, le pallavoliste in campo e anche tecnici e dirigenti: tutti insieme in un momento di sport che ha coinvolto tantissimi appassionati.

Sabato scorso, scendono in campo le padrone di casa, le atlete della Cerretese Pallavolo che, da venerdì scorso – e fino a ieri – hanno ospitato le colleghe della nazionale di pallavolo femminile sorde d’Italia.

«La Cerretese Pallavolo – spiega il dirigente Stefano Berlincioni – è da sempre molto attenta allo sport, in tutte le sue declinazioni. Da qui l’idea di un progetto, “Pallavolo più”, dedicato ai ragazzi disabili».

«Abbiamo pensato, allora – prosegue Berlincioni – di coinvolgere anche Iacopo Melio, attivista dell’associazione #Vorreiprendere il treno. E così è nato tutto».

Sì perché è stato proprio Melio a mettere in contatto la società sportiva cerretese con la nazionale italiana femminile sorde.

«Iacopo – prosegue Berlincioni – aveva conosciuto Ilaria Galbusera, la capitana della nazionale pallavolo sorde, a fine dello scorso anno, al Quirinale. Quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva insignito 33 cittadini che si erano particolarmente distinti per il loro impegno nel campo della solidarietà. Si erano scambiati i contatti, quella volta. Ed ecco che la nazionale è arrivata a Cerreto Guidi».

Le atlete sono state accolte con grande entusiasmo dalle pallavoliste della Cerretese. E, da venerdì scorso, hanno cominciato ad allenarsi insieme, in una sorta di gemellaggio sportivo.

Un’amichevole tra le due squadre, poi, era stata fissata per sabato scorso, alle 21. Ma una decina di minuti prima dell’inizio del match c’è stata la sorpresa che ha piacevolmente coinvolto tutto il pubblico presente.

«Dopo la presentazione delle due squadre che, di lì a poco, sarebbero scese in campo – sottolinea Berlincioni – è arrivato il momento dell’Inno di Mameli. Lo abbiamo cantato tutti... ma con il linguaggio dei segni».

Tutti a quel punto – i genitori sugli spalti, i tecnici e i dirigenti delle due squadre che, di lì a poco, si sarebbero affrontate in campo– hanno seguito il ritmo “dettato” dalle atlete della nazionale.

«È stato un momento sentito, vero, sincero, quasi commovente – conclude Stefano Berlincioni – Lo sport nella sua essenza più grande: quella della solidarietà, dell’aiutarsi l’uno con l’altro. E, soprattutto, l’insegnamento più grande di tutti: che non esistono barriere e ostacoli per raggiungere i propri sogni. Questo è ciò che insegniamo, ogni giorno, alle nostre ragazze». –

Martina Trivigno

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