Il Tirreno

Empoli

il caso 

Investì Sara, 19enne di Castelfiorentino. La madre al processo: «No, chi ha ucciso Sara non lo perdono»

Daniele Dei
Clementina Gena mostra la foto della figlia Sara Scimmi
◗
Clementina Gena mostra la foto della figlia Sara Scimmi

Il 12 novembre la prima udienza del processo dove è imputato il camionista che a Castelfiorentino il 9 settembre 2017 travolse la ragazza. Il padre Antonio Scimmi: "Sono due anni che non riesco a vedere in faccia quell'uomo"

2 MINUTI DI LETTURA





CASTELFIORENTINO. È fissata per il 12 novembre la prima udienza del processo in cui il camionista Mirko Morelli, 49 anni di Santa Maria a Monte, è imputato per il reato di omicidio colposo e omissione di soccorso di Sara Scimmi, la ragazza di 19 anni travolta e uccisa da un camion pirata nella zona industriale di Malacoda a Castelfiorentino il 9 settembre 2017, lungo la strada regionale 429. La ragazza, quella sera, aveva passato le sue ultime ore in un locale della zona assieme ad alcuni amici. La data del dibattimento, inizialmente prevista per l'8 ottobre, è stata posticipata di un mese per via di un difetto di notifica all'imputato. In aula, al Palazzo di Giustizia di Firenze, era presente la famiglia Scimmi, assieme ai legali Vanessa Daini e Carlo Cioni Presutti, mentre era assente l'autista rappresentato invece dai difensori Elisabetta Maccanti e Cristina Bibolotti. Il procedimento interessa uno dei due fascicoli di inchiesta aperti dalla procura: nel luglio scorso infatti era stato chiuso quello per omicidio volontario.

La posizione della difesa di Morelli è che l'autista, viaggiando in direzione sud e poi diretto verso la Siena-Bettolle, non si sarebbe reso conto della presenza di una ragazza stesa a terra, contestando l'omissione di soccorso ma accettando il verdetto degli esami sul mezzo. Sul camion, infatti, sono trovati dei resti evidenti legati alla ragazza. La difesa ha raccolto dodici testimoni chiamati a deporre nel dibattimento di novembre.

«Spero che la giustizia non sminuisca la posizione dell'imputato – commenta Antonio Scimmi, padre di Sara – ma sono sicuro che era impossibile la presenza a piedi, in quel tratto, di mia figlia. L'archiviazione del fascicolo per omicidio volontario fu frutto di carenze degli investigatori e della procura nelle indagini. Adesso con i nostri legali ci stiamo adoperando per riaprire quel faldone, stiamo cercando varie prove e chiediamo meno negligenza da parte di tutti. Il pm non può asserire di non avere spiegazioni sulla presenza di mia figlia a piedi in quel tratto e del suo corpo a terra». Antonio, sua moglie Clementina Gena e la loro figlia Giulia martedì erano al Palazzo di Giustizia e torneranno anche il 12 novembre: «Sono due anni che non riesco a vedere in faccia il camionista – dichiara il padre di Sara – se mi si presentasse davanti, gli chiederei di non nascondersi e di non passare come una persona qualunque, lì per caso». Lo perdonerebbe? «No, con il comportamento che ha avuto non posso perdonarlo – risponde Antonio Scimmi – e nei suoi panni, sinceramente, non dormirei la notte».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa