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VINCI 

Terreni da coltivare per dare una chance a chi si sente escluso

D.D.
Terreni da coltivare per dare una chance a chi si sente escluso

La Comunità Papa Giovanni XXIII ha ricevuto dal Comune di Cerreto un appezzamento di 2500 mq Ora disabili e tossicodipendenti fanno gli agricoltori  

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VINCI. Terreni che un Comune non riesce a vendere ma, grazie allo spirito attivo di un cittadino particolarmente impegnato nel sociale, tornano a disposizione della comunità con lo scopo di essere utilizzati per agricoltura terapeutica. La storia arriva da San Donato, frazione di Vinci, dove dal 2000 Luigi Tommaso Innocenti è attivo con progetti collegati alla Comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi, la cui sede è a Rimini ma con a disposizione punti di riferimento in tutta la Penisola. L'idea nasce nel 2017: a ottobre di quell'anno Innocenti scrive al Comune di Cerreto Guidi che è proprietario di alcuni appezzamenti agricoli nel territorio comunale di Vinci in località La Profonda, nei pressi di San Donato. Sono lasciti a disposizione da tempo e finiti nel piano delle alienazioni dell'amministrazione del sindaco Simona Rossetti. Non riuscendo però a essere venduti, allora Innocenti ha avanzato il suo progetto così che, il 26 febbraio 2018, il consiglio comunale di Cerreto Guidi vota a favore di una concessione temporanea di questi appezzamento, di 2.500 metri quadrati, alla comunità di Don Benzi, in comodato d'uso gratuito fino allo scorso maggio. Adesso, grazie a un'altra votazione andata in scena lo scorso 25 luglio, la “Giovanni XXIII” potrà utilizzare quei terreni fino a maggio 2024. «Dal 2000, anno in cui mi sono trasferito a San Donato, la mia casa è a disposizione della comunità – racconta Luigi Tommaso Innocenti, 56 anni - e accoglie persone con difficoltà varie: disabili, tossicodipendenti, psichiatrici o senza fissa dimora». Al momento ci sono otto persone ospiti, ma il numero è molto variabile, a seconda delle necessità che emergono: molte di esse sono dell'Empolese Valdelsa o zone limitrofe. Luigi Tommaso, il quale ha anche due figli attualmente a Genova e Reggio Calabria, è un uomo che ha sempre agito nell'umiltà senza cercarsi gloria né pubblicità.

«Fino a quattro anni fa – racconta – lavoravo per una cooperativa legata alla Giovanni XXIII: facevo il falegname, montavo infissi, finestre e manufatti in legno. Con me venivano i ragazzi che avevano bisogno di essere reinseriti nella società. Poi ho deciso di lasciare per aiutare uno dei ragazzi ospiti della mia casa, che presentava difficoltà particolari, e siamo partiti con il progetto dell'agricoltura». Prima è arrivato un terreno agricolo a Vitolini, destinato a ortaggi, fornito dalla Curia, poi l'oliveta abbandonata di proprietà dell'amministrazione cerretese, essenziali per partire con il progetto. «Non vendiamo i nostri prodotti – prosegue Innocenti – abbiamo un piccolo raccolto che serve per la nostra sussistenza. L'obiettivo non è quello di avere alte produzioni, ma vogliamo formare legami di amicizia». —

D.D.

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