Cantini: «La Falegnami non si deve arrendere»
La deputata ed ex sindaca risponde all’intervista rilasciata al Tirreno dal presidente del Cda Federico Bertini
CASTELFIORENTINO. È fissato per il 28 ottobre nella sede di Confindustria in via Valfonda a Firenze il prossimo atto sulla vertenza legata all'annunciata procedura di cessazione dell'attività produttiva de “La Falegnami Italia Srl” di Castelfiorentino. Lo si apprende dalla Fillea Cgil fiorentina per la quale il sindacalista Marco Carletti sta conducendo una trattativa per cercare di trovare una soluzione per i 57 dipendenti ancora in seno allo storico mobilificio di via Niccoli che, come spiegato nei giorni scorsi a “Il Tirreno” da Federico Bertini, presidente del consiglio di amministrazione aziendale, sta ancora lavorando in attesa degli sviluppi della vertenza. Proprio in merito all'intervista che il numero uno dell'azienda, socio di maggioranza relativa con il 49% delle quote, ha rilasciato al nostro giornale, la deputata ed ex sindaca Laura Cantini vuole porre pubblicamente delle domande allo stesso Bertini. «Avendo letto l'articolo – scrive l'eletta a Montecitorio – mi sento in dovere di porre alcuni interrogativi e lanciare qualche proposta, nella logica di salvare i posti di lavoro insieme alla permanenza di questa azienda storica. L’azienda ad oggi, nonostante abbia perso in quattro anni oltre tre milioni di euro e abbia una perdita mensile di 70mila euro, non ha fatto debiti. Allo stesso tempo, se è vero che comunque l’azienda continua ad avere una regolare produzione di armadi, ancorché ridottasi nel tempo, non si capisce perché si debba arrivare alla chiusura completa».
«Leggo nelle parole di Bertini l’orgoglio di chi ha dedicato, insieme agli altri soci storici, tanti anni a questa azienda e tra le righe, scorgo una residua volontà a continuare a provarci. Mi sbaglio? – chiede Laura Cantini – Sembra perciò esistere una residua possibilità di salvare “La Falegnami”? Se questo è ancora possibile e c’è la volontà, dobbiamo tutti perseguire e favorire con coraggio questa strada. I lavoratori che rimarrebbero fuori sarebbero comunque in numero inferiore rispetto all’esodo che vi sarà a fronte della chiusura e il territorio non perderebbe l’azienda, insieme alla speranza e all’auspicio di una sua più marcata ripresa sul mercato del mobile di altissima qualità nel prossimo futuro». Nel suo intervento pubblico, la Cantini ha inoltre «dato atto al Sindacato e ai lavoratori di avere sempre contribuito alla risoluzione dei problemi della azienda, accollandosi anche pesanti oneri personali». D.D.
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