Sicurezza
Omicidio stradale, indizi più deboli contro l’indagato
L’uomo è finito nei guai dopo la morte di un 23enne vittima di un veicolo pirata Ma la perizia sul suo furgone non appare risolutiva per le indagini della Procura
empoli. Appaiono sempre più deboli gli indizi che hanno portato a indagare, per omicidio stradale, un giovane di Castelfiorentino, dipendente di un'azienda di ristorazione dell'Empolese, per i fatti avvenuti nella notte tra il 24 e il 25 settembre a Molin Nuovo, sulla complanare della 429 che porta alla Metal Carta.
La mattina alcuni dipendenti dell'azienda trovarono lì il corpo senza vita di Muhammad Dramè, 23 anni, senegalese, e la sua bici a circa dieci metri di distanza. Secondo quanto appreso sugli accertamenti condotti ieri sul veicolo del giovane, un furgone bianco da lavoro trovato in sosta in una piazzola a Castelfiorentino, e sul velocipede del giovane operaio deceduto, non sono stati trovati elementi schiaccianti legati a un possibile contatto tra i due. Il tecnico di parte dell'indagato, difeso dai legali Francesco Tesi e Paolo Papini, non ha riscontrato elementi cruciali, come per esempio danni al paraurti anteriore. Secondo gli accertamenti della perizia, qualora ci fosse stato o uno scontro frontale o un tamponamento, sulla parte anteriore del furgone sarebbero dovuti esserci segni della ruota della bicicletta, cosa che non è emersa. Nel corso del test sul mezzo da lavoro, avvenuto a Firenze, i Ris hanno prelevato alcuni campioni della fiancata in modo da vedere se fossero state presenti tracce di vernice riconducibili al velocipede di Dramè. Adesso sarà la scientifica dei carabinieri a stabilire se il furgone non sia implicato in quella vicenda. Nel caso, le indagini condotte dal pm Sandro Cutrignelli e dagli investigatori della polizia municipale dell'Empolese Valdelsa, si troverebbero di nuovo al punto di partenza. Ieri i riscontri si sono svolti anche a Empoli dove è in custodia, sotto sequestro, la bicicletta di Dramè. Gli accertamenti, pur essendo incrociati, sono stati eseguiti in due città diverse ma dalle stesse persone.
Gli elementi che hanno portato a iscrivere un nome nel registro degli indagati sono principalmente una riga nera presente su una fiancata del furgone e le modalità del suo ritrovamento, a circa dieci chilometri da via di Molin Nuovo. Il conducente, infatti, ha raccontato al pm Cutrignelli di averlo parcheggiato lì ed essere tornato a casa a piedi dopo aver visto in lontananza un controllo stradale dei carabinieri, temendo di risultare positivo a un alcol test, dimenticandosi poi le chiavi nel veicolo.
Al momento il giovane, secondo il parere della sua difesa, starebbe vivendo serenamente gli accertamenti: ha avuto un incontro di otto ore con gli inquirenti, in attesa di un formale interrogatorio ancora non avvenuto.
Adesso le indagini sembrano subire uno stallo: all'appello, oltre alla perizia del Ris sulla vernice, manca il referto del medico legale che lo scorso 27 settembre eseguì l'esame autoptico sulla salma del giovane senegalese.
Il riscontro è atteso, salvo sorprese, per metà novembre. Gli altri elementi in mano agli investigatori della municipale e alla procura fiorentina sono le immagini di dieci telecamere di videosorveglianza pubbliche e private registrate nelle vicinanze del luogo della tragedia e in strade a esso collegate. —
Daniele Dei
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