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Madre e figlia sfrattate dalla casa popolare

Daniele Dei
Uno scorcio di Castelfiorentino
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Uno scorcio di Castelfiorentino

Castelfiorentino, dopo la prima vittoria al Tar, ora però le due donne hanno davanti un contenzioso con l’Unione dei Comuni

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CASTELFIORENTINO. Due donne, madre e figlia, sfidano l'Unione dei Comuni Empolese Valdelsa per non perdere il diritto di vivere nel loro alloggio popolare a Castelfiorentino. Da due anni entrambe, che tramite i loro avvocati hanno chiesto riservatezza sulle loro generalità, stanno conducendo una battaglia a suon di carte bollate contro gli undici municipi della zona e, dopo una prima vittoria di fronte al Tar, adesso dovranno superare un altro ostacolo: quello della giurisdizione ordinaria. La vicenda risale al 13 luglio 2018: l'Unione dei Comuni firmò all'epoca l'ordinanza di rilascio dell'alloggio per decadenza dell'assegnazione, poi impugnata dalle due signore fino a quando il Tar della Toscana ha sospeso il provvedimento in via cautelare con l'ordinanza 764 R.G. del 12 dicembre 2018. . Il motivo, spiega l'avvocato Renato Salimbeni, che con il figlio Stefano e Filippo Falorni segue la vicenda per conto delle due signore, è che un'altra figlia della madre coinvolta in questa vicenda è entrata in possesso dell'appartamento di una signora 90enne residente sempre a Castelfiorentino, sottoscrivendo però un contratto notarile con la ex proprietaria di “assistenza vitalizia”. Significa che le due sorelle hanno rilevato la proprietà a costo zero, garantendo però alla signora anziana di accudirla in maniera permanente. «Una sorella è andata a vivere con la signora anziana, mentre l'altra è rimasta con la madre – precisa l'avvocato – nell'appartamento della 90enne esiste solo una camera, utilizzata dalla signora, e l'assistente dorme in un locale accessorio. Il cambio della situazione patrimoniale ha portato però all'ordinanza di sfratto che poi è stata sospesa dal Tar. Il motivo era che a casa dell'anziana non c'è posto per ospitare tutte le signore». Il tribunale amministrativo regionale ha poi fissato un'udienza di discussione il 5 marzo di quest'anno, emettendo una sentenza il 21 dello stesso mesi in cui ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione a favore del giudice civile, assegnando i termini di legge per la riassunzione del giudizio. Il 3 settembre scorso il tribunale di Firenze ha emesso un'ordinanza che fissa al 18 febbraio 2020 la prossima udienza, come si legge anche da una delibera di giunta dell'Unione dei Comuni, quest'ultimi rappresentati dall'avvocato Alberto Benedetti di Pisa. «Passando in giudicato la sentenza del Tar è però venuta meno la sospensiva dello sfratto – spiega Renato Salimbeni – che è diventato eseguibile. Noi abbiamo rinnovato la richiesta di sospensione, che però il 9 settembre scorso il giudice ha negato. Il 6 dicembre ci sarà l'udienza di merito sulla questione.

Nel frattempo le signore sono comunque tutte al loro posto perché, come spiegato, l'appartamento della signora anziana non può essere alternativo per le altre due donne». La linea difensiva dell'avvocato Salimbeni si basa sulla legge regionale 96/1996, per la quale esistono delle metrature specifiche che permettono, o meno, a un certo numero di persone di vivere in un determinato ambiente. «La signora anziana abita in 70 metri quadri, ma le dimensioni dei vani non possono accogliere tutti. - conclude il legale di parte - Per la legge regionale serve almeno un “vano utile”, ovvero non inferiore a 14mq, ogni due persone, in questo caso non c'è. Lo Stato ha fissato i parametri Isee come base delle graduatorie Erp, ma la Legge Regionale afferma che, al di là di questo, ci debba essere anche una corrispondenza con l'effettività delle proprietà acquisite e dell'incidenza che queste hanno sulla vita familiare. In questo caso, lo sfratto non è assolutamente legittimato». Quindi, per farla breve, una casa acquisita a costo zero e non utilizzabile non può essere un elemento per portare l'Unione dei Comuni ad allontanare queste persone dall'appartamento Erp a loro assegnato. Questo però, dovrà dirlo il giudice.

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