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Evasione con falsi certificati: condannati bandito e medico

Carlo Levacovich, originario  di Pistoia, era stato messo  ai domiciliari per l’assalto  a un furgone portavalori  avvenuto nel gennaio 2015

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vinci. Agli arresti domiciliari perché accusato di aver partecipato a una rapina a un furgone portavalori il 15 gennaio del 2016, a Vinci, aveva ottenuto dal giudice permessi per uscire di casa tre volte alla settimana per sottoporsi a delle cure all’ospedale di Pisa. Ma in realtà quelle cure non le aveva mai effettuate perché non ne aveva bisogno: i certificati redatti dal suo medico curante erano falsi.

Per questo, ieri, il 52enne di etnia sinti, nato a Pistoia e residente a Viareggio, Carlo Levacovich, è stato condannato dal tribunale di Firenze a 5 anni e 7 mesi di reclusione. Condannato, a 3 anni e 2 mesi, anche il medico, Vittoriano Simonini, 68 anni, di Viareggio.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, coordinata dal pm Christine Von Borries, nel 2016 Levacovich, sottoposto alla misura dei domiciliari con l’accusa di aver preso parte al colpo, aveva ottenuto dal giudice delle indagini preliminari di uscire di casa tre volte a settimana, tra l’altro quasi per l’intera giornata, per sottoporsi ad alcune ipotetiche cure. Alla richiesta aveva allegato i certificati del medico, che nei documenti avrebbe dichiarato, falsamente, di aver concordato le cure coi medici di un reparto dell’Università di Pisa dove il suo paziente sarebbe dovuto andare. Reparto in cui gli appuntamenti venivano dati solo per il giorno e in cui il paziente poteva essere chiamato per il trattamento (che durava circa tre ore e mezzo) in qualunque momento tra le 9 e le 19.

Sempre il medico avrebbe redatto un falso certificato col quale dichiarava di aver visitato la moglie di Levacovich, accompagnata da lui, il 15 gennaio del 2016, giorno della rapina. Il documento fu utilizzato dalla difesa del 52enne per chiedere, senza successo, la revoca della misura cautelare quando scattarono gli arresti per il colpo.

Un assalto da action movie quello messo a segno dal gruppo di banditi incappucciati e armati, che bloccarono un furgone portavalori della “Coin Service” tagliando loro la strada a Vinci. I rapinatori scesero, ne presero a calci e pugni lo sportello, spararono in aria e bloccarono i vigilanti. Quindi si buttarono sul bottino – 150 mila euro racimolati nelle macchinette di locali pubblici e privati di mezza Toscana – ma furono costretti a fuggire con un decimo della somma perché il blocco improvviso del motore del portavalori Iveco Daily blindato fece scattare l’allarme.

A distanza di sei mesi, la polizia arrestò sette cittadini italiani di etnia sinti delle famiglie Hudorovich e Levakovic, residenti in villette e abitazioni ad Assisi, Pistoia, Pescia, Città di Castello e Roma. —

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