Gioco
Lo sciopero delle fiascaie empolesi è un modello di organizzazione sindacale
Empoli com’era. Domani in regalo con il giornale in edicola la foto della protesta delle donne in piazza nel 1952
L’iniziativa
Riparte “Empoli com’era”, il viaggio fotografico nella memoria de Il Tirreno realizzato con l’archivio storico del negozio Foto Cine e in collaborazione con la Nissan Brogi e Collitorti. Domani, in regalo col giornale in edicola, il quarto dei 12 scatti. Ed è dedicato alle fiascaie.
Le fiascaie empolesi sono il primo esempio nella storia del territorio di organizzazione sindacale. Lo sono all'inizio del secolo, nel momento in cui la loro è una professione che accomuna migliaia di donne. Ma continuano ad esserlo anche più tardi, quando ormai la rivestitura di fiaschi a domicilio è un fenomeno in declino seppure ancora diffuso. E la foto, scattata nel 1952 in piazza del Popolo con decine di fiscaie in sciopero, lo testimonia.
Il mestiere di rivestire i fiaschi che escono dalle vetrerie del territorio con la sala si afferma proprio sul finire dell'Ottocento, quando il settore vetraio inizia ad consolidarsi come una vera e propria realtà industriale. Le donne, con l'agricoltura che entra in una fase di declino, si ricollocano come lavoratrici a domicilio sulla spinta di una richiesta sempre più sostenuta. Tuttavia, il loro lavoro non viene riconosciuto come meriterebbe. Anche perché l'esercito di aspiranti fiascaie è enorme e gli imprenditori possono in questo modo giocare al ribasso sui compensi. È in un clima di malcontento diffuso per le condizioni salariali che si arriva all'inizio del 1903 al primo sciopero della storia di Empoli e dei territori limitrofi. Sette anni prima erano state le trecciaiole (le impagliatrici di cappelli) a lanciare una mobilitazione molto dura per avere migliori retribuzioni. Arrivano addirittura a marciare sul palazzo comunale, incendiando il portone di ingresso, e a scontrarsi con i carabinieri. Ci vuole l'esercito per far tornare la situazione alla normalità e comunque le donne ottengono un piccolo ritocco sui compensi.
Memori di questa lotta, le fiascaie empolesi tornano ad organizzarsi. Sono tantissime quelle il 4 gennaio del 1903 decidono di incrociare le braccia. Ad appoggiarle c'è anche la Camera del Lavoro di Empoli, che ha aperto i battenti due anni prima. Le donne chiedono un piccolo aumento, un decimo di lira al barile. Ma gli industriali non vogliono fare concessioni. Alla fine lo sciopero durerà un intero mese e non porterà ad ottenere conquiste, ma consoliderà la solidarietà tra lavoratrici e le preparerà alle mobilitazioni degli anni successivi. Il ruolo sociale e politico delle donne a Empoli non mancherà di farsi sentire durante il Ventennio e anche nel periodo della Resistenza. E manterrà un peso decisivo anche nel dopoguerra.
Uno dei momenti più caldi è la prima metà degli anni Cinquanta, a cui la foto fa riferimento. Anche in questo caso la richiesta che arriva dalle scioperanti è un aumento dei compensi. Si ritrovano in piazza del Popolo, dove fino alla Liberazione ha sede la Casa del Fascio. Successivamente, invece, nel medesimo palazzo, che adesso ospita uffici comunali, si trova l'Inca della Cgil e al primo piano la sede dell'Unione Donne Italiane (Udi), emanazione del Pci. In secondo piano, nella foto, si possono leggere le insegne di entrambe le organizzazioni. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
