Sicurezza
Quando il Genio sognava di volare sui cieli di Firenze
Dal 14 settembre al 7 gennaio alla Villa Medicea una mostra sull’arte di cacciare con gli uccelli: un’occasione per riscoprire le idee di Leonardo
cerreto guidi. Sembra di vederlo Leonardo da Vinci. La barba e i capelli lunghi, il naso all’insù. Cammina per le colline di Fiesole, guarda di non inciampare e scruta gli uccelli nel cielo. Ne studia le forme, le traiettorie di volo. E poi giù a prendere appunti, giù a ragionare tra un disegno e due righe di descrizione sulla macchina volante per l’uomo. Sì, perché Leonardo è convinto. Prima o poi l’uomo metterà le ali. Prima o poi l’uomo troverà il modo di prendere il volo e salire su nel cielo, come gli uccelli. E chissà. Mentre cammina scrive su dei fogli gli strumenti per costruire la macchina volante, scrive il vademecum per l’uomo volante.
Gli appunti del Genio universale stanno tutti dentro il Codice sul volo degli uccelli. Lo potete ammirare in versione facsimile alla Villa Medicea di Cerreto Guidi, al Museo storico della caccia e del territorio, dal 14 settembre al 7 gennaio. La mostra prende il nome di “Falchi, girifalchi e astori tra Pisanello e Leonardo”. ll percorso espositivo ha come tema l’arte di cacciare con gli uccelli. Si sviluppa partendo dalle immagini del codice “De arte venandi cum avibus” (“Sull’arte di cacciare con gli uccelli”) scritto nel XIII secolo dall’imperatore Federico II di Svevia e interamente dedicato all’attività venatoria, passando attraverso la falconeria medievale e toccando gli studi naturalistici di Pisanello (pare sia nato a Cerreto) e della scuola lombarda. Poi arriva Leonardo col suo Codice sul volo degli uccelli. E qui vi segnaliamo la mostra non per l’arte di cacciare, ma per l’eterno sogno di volare. Vi invitiamo a vederla soprattutto per le ultime pagine del Codice leonardiano. Le più avveniristiche. Quelle sulla macchina volante. Quattro secoli dopo i fratelli Wright avrebbero realizzato il sogno di Leonardo inventando l’aeroplano. Ma cosa troverete nel Codice? È Alessandro Vezzosi, una vita dedicata allo studio del Genio di Vinci, a raccontarcelo: «Negli appunti c’è il sogno del nibbio che Leonardo faceva quando era bambino. C’è il pipistrello, suo uccello preferito perché si avvicina di più alla sua idea di macchina volante. Leonardo dice pure che ci vogliono materiali leggeri per costruirla, che è meglio andare di sedere e sull’acqua di un lago nel caso cadesse a terra. Parla pure delle baghe d’aria, ossia gli otri d’aria, il futuro airbag». Curioso pure che, tra un appunto e l’altro, metta la lista della spesa. Leonardo ha da comprare un pollo. Ma la cosa più sorprendente è la profezia finale. Quando immagina il collaboratore Zoroastro da Peretola che prende il volo dal Monte Ceceri. «Sotto al monte ci sono delle targhe. C’è un cippo che ricorda la profezia di Leonardo», dice Vezzosi. Come se si fosse realizzata. Come se Zoroastro abbia veramente volato sopra i cieli fiorentini. Chissà se è vero. —
Samuele Bartolini
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