Sicurezza
La “ghost town” a Spicchio dove il tempo si è fermato da una decina di anni
Accanto all’ex cava doveva nascere un quartiere residenziale ma le ditte costruttrici hanno chiesto il concordato e nulla si muove
vinci. Quella del quartiere a ridosso di via di Vallemaggiore a Spicchio di Vinci, incastrato tra la ex cava e la strada provinciale 106, è una storia ormai senza fine. A oltre dieci anni dall’avvio del cantiere e nonostante le palazzine sia ben visibili, quella zona residenziale da 40 alloggi di tipo condomimiale, due ville singole e una trifamiliare resta una “ghost town” invasa dall’erba alta e bloccata da una procedura di concordato che, avviata nel 2015, ancora non trova una sua conclusione definitiva.
I lavori iniziarono a fine 2007 e i primi a intervenire furono, più che i privati, gli uffici del Comune. L’allora amministrazione, guidata dall’attuale senatore Dario Parrini, ipotizzò e fece realizzare sul crinale della cava di Spicchio un percorso pedonale attrezzato con staccionate in legno a protezione, in una zona ricca di conchiglie fossili e con il pregio di avere, dall’alto, una bella vista sulla città di Empoli. Non solo: con un binocolo da lassù è persino possibile buttare un occhio all’interno dello stadio “Carlo Castellani”, situato proprio oltre fiume. Il percorso, assieme al quartiere, avrebbe creato una “Spicchio 2” tanto che, per esempio, sulla provinciale 106 si trova già una rotonda pensata a servizio della viabilità del quartiere. I lavori del costruttore proseguirono spediti per un paio di anni, poi il blocco e il declino. Da anni ormai il percorso pedonale è inaccessibile, i cartelli con i contatti per la vendita degli immobili si sono prima deteriorati e infine sono stati rimossi. E pensare che ai tempi si parlava anche di attività commerciali interessate a posizionarsi lì, dove al momento si trova solo un ristorante, e persino si paventò un trasferimento del circolo Arci che si trova a poche centinaia di metri. L’ingegnere Lorenzo Gennai, con studio a Ponsacco, si occupò all’epoca della direzione dei lavori per quanto concerne le opere architettoniche.
«Mi ricordo che circa dieci anni fa arrivò la lettera di sospensione delle attività – racconta – io ho seguito il cantiere fino all’ultimazione dei fabbricati. Ci fu da fare una bonifica del suolo perché lì si trovava un’officina meccanica. Furono rifatte tutte le fondazioni e costruite le palazzine. Poi arrivò la crisi del settore edilizia, e tutto si interruppe». Molte delle aziende coinvolte in questa grande operazione hanno subìto negli anni varie vicissitudini: alcune hanno chiuso, altre versano in gravi difficoltà. In particolare lo stallo del cantiere è legato alla situazione della Luigi Rota Costruzioni di Pisa: nell’ottobre 2013 presentò richiesta di concordato preventivo, concesso dal tribunale nel febbraio 2015 affidando al professor Francesco Poddighe il ruolo di commissario per le aziende “Luigi Rota”, “Luigi Rota Costruzioni” e “Ceis Srl”, anche quest’ultima figurante tra le ditte operanti all’ex cava di Spicchio. «La procedura di concordato non è terminata, non ho ricevuto ancora comunicazioni», fa sapere Gennai, mentre il Comune di Vinci, interpellato a riguardo, fa sapere che «la situazione non è cambiata rispetto ad alcuni anni fa. La ditta che doveva realizzare gli immobili e gli oneri di urbanizzazione è andata verso il fallimento e quindi tutto è in mano a un curatore». —
Daniele Dei
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