Toscana
Otto anni fa il datore di lavoro della vittima fu arrestato
castelfiorentino. È un destino che si ripete quello di ieri alla ex Veca di Cambiano, frazione di Castelfiorentino, dove ha perso la vita il ventisettenne albanese Nertil Bushi cadendo dal tetto di uno dei capannoni. Bisogna tornare al 2011 e sempre al mese di agosto (stavolta però era il 29) per scoprire che un altro operaio al lavoro sul tetto, anche lui albanese, perse la vita in operazioni di sistemazione di quella copertura. La vittima si chiamava Ndoc Gomila, 44 anni, sposato e padre di tre figli, irregolare in Italia in quanto il suo permesso di soggiorno era scaduto da poco. Sarebbe tornato in Albania di lì a breve ma nel frattempo stava lavorando in nero per un connazionale, titolare di una impresa edile a cui erano stati assegnati i lavori di sistemazione di quella copertura. L’imprenditore per cui operava fu arrestato per omicidio colposo. In quel frangente Gomila perse la vita cadendo da otto metri di altezza, dopo che aveva ceduto una lastra di plexiglass su cui si era poggiato. Dopo due giorni di carcere beneficiò degli arresti domiciliari e, davanti al giudice, disse di essere amico dell’uomo deceduto e che gli aveva dato lavoro per aiutarlo. Nel giugno 2014 l’imprenditore fu nuovamente arrestato in esecuzione della pena a lui comminata di nove mesi di reclusione da scontare in carcere a Sollicciano. La questione non è conclusa in quanto, a quel che si appende, è ancora in corso una causa, con richiesta di risarcimento danni, da parte dei familiari di Ndoc Gomila, i quali avrebbero avanzato una richiesta di quattrocentomila euro come indennizzo per la perdita del proprio congiunto. La notizia ebbe risalto anche perché fu una delle prime volte in assoluto in Italia che il titolare di un’azienda finì agli arresti per l’assenza di misure di sicurezza standard e utili a garantire maggiore incolumità dell’operaio coinvolto. —
Daniele Dei
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