Sicurezza
A rischio metà personale a La Falegnami
Nuova crisi al mobilificio, i lavoratori che un anno fa si erano ridotti lo stipendio ora sono pronti a occupare la fabbrica
Le nubi si addensano nuovamente su La Falegnami , il mobilificiodi Castefiorentino. La proprietà, infatti, nell'incontro in Regione che si è svolto alla presenza di istituzioni e sindacati ha manifestato la volontà di aprire una procedura di mobilità con conseguente perdita del posto di lavoro per almeno la metà dei 55 operai rimasti. Ma secondo i rappresentanti sindacali si potrebbe arrivare addirittura ad una sforbiciata del 70% del personale.
E mentre i lavoratori hanno proclamato lo stato di agitazione con un'assemblea permanente, sullo sfondo si profila anche la possibilità di un'occupazione se l'azienda non darà segnali di apertura. Le motivazioni, contenute nella lettera consegnata ai sindacati, sono legate all'andamento economico-finanziario dell'ultimo anno e mezzo, che non ha mostrato segnali di ripresa e che rischia di veder soccombere uno degli ultimi stabilimenti industriali della Valdelsa. «La crisi della Falegnami non è finanziaria ma industriale – spiega Marco Carletti, segretario generale Fillea Cgil Firenze – perché non si vendono abbastanza armadi e mobili. I lavoratori hanno investito sull’azienda riducendosi orario e salario, ma l’azienda non ha restituito il “prestito” perché non ci sono stati gli investimenti necessari, così come da parte dei soci non ci sono state le ricapitalizzazioni necessarie. E se non investi e pensi solo a ridurre i costi, le politiche di contenimento salariale non portano frutti. La decisione dell’azienda sui licenziamenti è inaccettabile».
Diciotto mesi fa, infatti, di fronte all'ultima crisi aziendale gli operai decisero di ridursi l'orario di lavoro, e conseguentemente lo stipendio, in cambio di investimenti da parte della proprietà, in grado di far ripartire la produzione. Investimenti che, come denuncia il sindacato, non sono stati effettuati e che hanno portato al baratro di fronte al quale adesso stanno tutti e 55 i dipendenti. «La situazione è paradossale – prosegue Carletti – in queste condizioni qui, se verrà portato avanti il processo di mobilità, praticamente l'azienda non ha futuro. E chi verrà licenziato si ritroverà con la Naspi a 200-300 euro al mese. Si tratta di operai specializzati che hanno dimostrato in passato, anche in quello più recente, di essere disposti a fare dei sacrifici per il bene della loro azienda. In questi mesi non solo non si sono fatti investimenti, ma si sono perse anche quote di mercato non potenziando la rete commerciale e non partecipando alle principali fiere di settore. La palla adesso è in mano alla proprietà: senza una ricapitalizzazione siamo al collasso. Siamo in attesa di risposte e non abbiamo perso la fiducia, ma di fronte alla gravità della situazione i lavoratori sono pronti a tutto, anche ad occupare la fabbrica». —
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