Il Tirreno

Empoli

Morì durante l'intervento della polizia, la pm: "Archiviate". Ma la famiglia si oppone

I rilievi della polizia e nel riquadro Arafet Arfaoui
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I rilievi della polizia e nel riquadro Arafet Arfaoui

Empoli, il caso di Arafet Arfaoui morto in un money transfer il 17 gennaio 2019. Per la procura gli agenti rispettarono le procedure. Ma i legali della famiglia: il modo in un cui fu bloccato concausò la morte. E citano il precedente di Magherini

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EMPOLI. La pm Christine Von Borries della procura di Firenze ha chiesto al gip l'archiviazione delle indagini per omicidio colposo relative alla morte del 31enne tunisino Arafet Arfaoui, morto la sera del 17 gennaio scorso a Empoli (Firenze) dopo essere stato colto da un malore durante un controllo di polizia all'interno di un money transfer.

La ricostruzione dei fatti emersa dall'inchiesta, rimasta sempre a carico di ignoti, si è basata sui racconti dei testimoni, tra cui gli agenti intervenuti nel money transfer e i sanitari che soccorsero il 31enne, sui risultati dell'autopsia e sulle immagini riprese dalle telecamere sistemate dentro e fuori il negozio. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, i poliziotti del commissariato di Empoli intervenuti per calmare il tunisino, che aveva dato in escandescenze perché accusato dal titolare del money transfer di avere una banconota falsa, avrebbero usato nei suoi riguardi adeguate tecniche di contenzione e non avrebbero messo a rischio la sua incolumità.

In base all'esame autoptico disposto dalla procura, l'uomo, che si trovava in un forte stato di agitazione psicofisica, sarebbe deceduto per un arresto cardiaco verificatosi durante un'intossicazione acuta da cocaina, assunta circa un'ora prima della morte. Nessuna responsabilità sarebbe stata riscontrata poi a carico dei sanitari del 118, che non poterono fare nulla per salvarlo nonostante il tempestivo intervento.

Il legale della moglie di Arafet Arfaoui, l'avvocato Giovanni Conticelli, ha annunciato l'intenzione di presentare opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Firenze. "In base agli accertamenti medico legali del nostro consulente - spiega Conticelli - sono stati rilevati elementi che potrebbero indicare una concausa asfittica da posizionamento". Secondo quanto ipotizzato dal legale, dunque, al decesso del 31enne potrebbe aver concorso anche la posizione nella quale è stato immobilizzato. "Dagli atti d'indagine e dalle dichiarazioni dei poliziotti - precisa Conticelli - emerso che c'è stato un posizionamento a terra", e che il tunisino era "prono con le mani ammanettate e le gambe legate, e gli agenti che lo tenevano per le caviglie e sulle spalle".

"Pertanto - annuncia l'avvocato - proporremo opposizione chiedendo tra le altre cose al giudice ulteriori accertamenti di natura medico legale, da effettuare eventualmente anche tramite una perizia". "Dal 2014, anno del caso Magherini, aggiunge Conticelli - i carabinieri hanno avuto direttive specifiche circa il modo di immobilizzare soggetti in stato di alterazione, è sorprendente che dopo 5 anni la polizia non abbia specifiche circolari sul tema. In sede d'indagine abbiamo fatto richiesta di verificare alla procura e non risulta che siano state emanate". Conticelli difende i familiari di Arfaoui insieme all'avvocato Gianluca Vitale.

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di Redazione web