Abusa di due ragazzine per una notte dopo averle stordite con la droga
Matteo Leoni
Un uomo di 44 anni dell’Empolese davanti al giudice dell'udienza preliminare per violenza sessuale aggravata, cessione di stupefacenti e minacce
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EMPOLI. Ha stordito due ragazzine minorenni con del metadone, poi le ha drogate con la cocaina e infine violentate per una notte, e una delle due anche il giorno successivo. È l'accusa mossa verso un quarantaquattrenne residente nel territorio dell’Empolese, che il 24 settembre prossimo sarà giudicato con rito abbreviato dal gup di Firenze, Federico Zampaoli.
Le presunte violenze sarebbero avvenute nell'estate del 2016 a casa sua. Sono state denunciate solo nel 2018, quando la madre di una delle due, adesso entrambi maggiorenni, è venuta a sapere dalla figlia quello che era successo. Da qui sono partite le indagini dei carabinieri, coordinate dal pm di Firenze, Giacomo Pestelli, che tra l'altro hanno portato al sequestro della pistola, rivelatasi una scacciacani, con la quale l'indagato avrebbe minacciato una delle due vittime, intimandole di non raccontare nulla. Tutto è cominciato quando una delle ragazzine ha avvicinato l'uomo per farsi raccontare del padre, mai conosciuto perché morto quando lei era piccola, di cui lui era stato amico in gioventù. Un incontro, poi un altro: mano a mano il quarantaquattrenne è diventato per lei una figura di riferimento, una sorta di padre, quello che non aveva mai avuto.
Gli incontri sono proseguiti a casa dell'uomo, dove lei portava anche un’amica di poco più piccola. Insieme non parlavano solo, ma combattevano la noia fumando droghe leggere fornite dall'uomo, che col tempo si era trasformato nel loro “amico maturo”. Tra uno spinello e l'altro nell’uomo, con precedenti per reati relativi alla droga e frequentatore del Sert, sarebbe maturata l'idea di approfittare della situazione. Così si arriva all'invito a cena. Al termine del pasto ha offerto alle ragazzine uno “shot”, che però non conteneva solo alcol ma anche una massiccia dose di metadone. Le adolescenti lo hanno bevuto. Solo allora lui ha detto cosa ci fosse davvero dentro.
In pochi minuti le due sono finite in uno stato confusionale. Approfittando della loro scarsa lucidità, le ha convinte a sniffare delle strisce di cocaina. Le due, in stato di alterazione dopo il mix di metadone e polvere bianca, sono cadute in uno stato nel quale erano totalmente incapaci di difendersi. A questo punto l’uomo avrebbe approfittato di loro, violentandole entrambe. Alla cena era presente anche un coetaneo delle ragazze, che però non avrebbe assistito agli abusi trovandosi in quel momento in un'altra stanza della casa.
Sempre in stato di forte alterazione, le due avrebbero dormito a casa del loro aggressore. Il giorno dopo, l'incubo per una delle due - la più giovane - si è ripetuto. Ancora sotto l'effetto delle sostanze, sarebbe stata costretta con forza a subire nuovamente atti sessuali. Due giorni di violenze e allucinazioni, dopo i quali le vittime sono tornate alla loro vita di sempre, senza dire nulla a nessuno. Dopo alcuni giorni l'uomo avrebbe poi minacciato la più giovane con una pistola scacciacani per garantirsi l'impunità. Il silenzio è durato due anni.
Nel 2018 la più grande, diventata nel frattempo maggiorenne, si è confidata con la madre, che è andata di corsa a fare denuncia dai carabinieri. Così è iniziata la vicenda giudiziaria. Il quarantaquattrenne, come richiesto al giudice dal suo difensore, sarà giudicato con rito abbreviato, condizionato all'audizione dell'unico testimone, cioè il giovane presente nella casa la notte della violenze.
Le accuse di cui dovrà rispondere sono quelle di violenza sessuale aggravata, cessione di droga aggravata e minacce.
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