Il Tirreno

Empoli

il processo 

Accusato di calunnia rischia 4 anni di carcere

Pietro Barghigiani

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PISA. Un collaboratore di giustizia che scappa a un controllo dei carabinieri. Getta una pallina dal finestrino dell’auto prima di essere fermato. In quel piccolo involucro c’è cocaina. Pochi grammi. Ma, vista la sua condizione di “pentito”, farsi trovare con gli stupefacenti addosso non era proprio consigliabile. Il rischio di essere estromesso dal programma di protezione era reale. Non è successo.

Nel frattempo sono successe altre cose. Una di queste è stata raccontata ieri mattina in Tribunale davanti al giudice Elsa Iadaresta nel processo per calunnia a carico di Alberto Cardile, 56 anni, di Empoli. Il pm ha chiesto una condanna a 4 anni. I due carabinieri si sono costituiti parte civile.

L’imputato, amico dell’automobilista poi denunciato per detenzione di droga, è accusato di aver sostenuto la tesi del “pentito” secondo la quale i carabinieri della pattuglia del radiomobile avrebbero commesso una serie di reati nel corso del fermo e della perquisizione. Contestazioni che poi sono cadute quelle contro i militari. Quella che è rimasta in piedi è la denuncia per calunnia nei confronti di Cardile. Ieri sono stati sentiti i carabinieri della pattuglia che a Migliarino nel 2016 fermarono l’auto del “pentito” e il sottufficiale del nucleo investigativo che fece le indagini.

L’imputato aveva sostenuto di essere presente in zona quando i militari avevano avuto, a suo dire, modi bruschi contro l’amico. Che lo aveva chiamato per farsi venire a prendere lungo l’Aurelia, zona piazza Mazzini. Arrivò intorno alle 23. La denuncia successiva del “pentito” era basata sulla sua testimonianza. Che per l’accusa non poteva essere in zona al momento del controllo. Le celle agganciavano il suo telefonino a Empoli e altri riscontri lo collocavano nella sua città. Di qui la denuncia per calunnia. —

Pietro Barghigiani



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