Il Tirreno

Empoli

il caso 

Infermiere prese il telefono cellulare di un giovane che stava morendo La Cassazione conferma la condanna

Pietro Barghigiani

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Cerreto Guidi. Illogico quando sostiene che il telefonino poteva essere preso da chi aveva interesse a non far conoscere gli ultimi contatti della vittima con eventuali spacciatori. E neanche può essere definito plausibile il ragionamento accampato sul ritrovamento fortuito del cellulare. Dopo due gradi di giudizio ora anche la Cassazione stabilisce che Alessandro Bocini, 46 anni, infermiere al Lotti di Pontedera, originario di Cerreto Guidi e residente a Fornacette, il primo maggio del 2011 si mise in tasca il telefonino di un paziente arrivato al pronto soccorso in fin di vita per overdose (e che morì dopo qualche ora).

I due anni per peculato inflitti dal Tribunale di Pisa sono stati confermati in appello e ribaditi dalla Suprema Corte. La tragedia per un 20enne morto per droga. E sullo sfondo mentre c’era chi si preoccupava di salvare la vita al paziente, Bocini approfittava dell’agitazione nel reparto per far sparire il telefonino di un moribondo. Lo dicono tre sentenze. Colpito da overdose dopo aver assunto stupefacenti durante la festa di chiusura dell’Insomnia a Ponsacco, il cuore di Aldo Valentini Pallotto, 20 anni, di Zoagli (Genova) si fermò al pronto soccorso del Lotti. La polizia, indagando sulle conoscenze del giovane, si trovò sulle piste del Nokia, il cellulare-scrigno del 20enne.

L’apparecchio venne localizzato nell’area di Fornacette. In aula a Pisa i genitori di Aldo, figlio unico, Stefano e Gloria, ricordarono che «per noi quel telefonino può essere utile per capire chi possa aver ceduto ad Aldo le droghe che lo hanno ucciso, lui non era abituato ad assumere droghe». Gli investigatori partirono subito con le indagini, ottenuta l'autorizzazione a seguire il cellulare sparito, attraverso il codice Imei, scoprirono a chi era intestato.

Bocini ha sempre respinto l’accusa di aver preso il telefonino. Un furto che per lui, incaricato di pubblico servizio, significava rispondere di peculato. La versione dell’infermiere è stata quella del rinvenimento occasionale accanto a un cassonetto. Scrive la Cassazione «come Bocini sia stato trovato nella pacifica disponibilità del telefono sottratto al paziente. Lo stesso imputato ha riferito in sede dibattimentale di avere proceduto, prima del relativo utilizzo, ad un reset dell’apparecchio, con ciò manifestando la volontà di eliminare qualunque traccia atta alla riconducibilità del bene al legittimo proprietario e, dunque, di appropriarsene».

La verità giudiziaria è che quella mattina al Lotti c’era chi si impegnava a salvare la vita a un ventenne e chi gli portava via il cellulare. —

Pietro Barghigiani



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di Redazione web