Gioco
La festa dei nuovi cittadini diventa anche un rito di passaggio per Empoli
La sindaca riparte dalla consegna della Costituzione, con lei i neo-assessori e il presidente uscente del consiglio comunale
EMPOLI. Più che una festa sembra un vero rito di passaggio. Per decine dei 160 nuovi cittadini italiani, quelli diventati tali nell’ultimo anno solare, che all’ex cenacolo degli Agostiniani ricevono una copia della Costituzione, ma anche per il governo della città, per la guida di Empoli.
A presenziare alla festa del 2 Giugno, infatti, non c’è solo Brenda Barnini, alla prima uscita ufficiale (cioè con tanto di fascia tricolore) del mandato-bis, ma anche una buona metà della sua nuova giunta. Accanto a lei l’assessore al welfare Valentina Torrini, seduti in primi fila, insieme ai rappresentanti delle forze dell’ordine, gli altri volti nuovi della sua squadra: Massimo Marconcini, Adolfo Bellucci, Giulia Terreni. Il ponte virtuale, poi, è quasi certificato dalla presenza di Roberto Bagnoli, presidente del consiglio comunale uscente (molti dei componenti di quello appena eletto, confermati e debuttanti, sono in sala: fra loro la già candidata del Movimento 5 Stelle Anna Baldi), che ad uno ad uno chiama verso il palco i nuovi cittadini, i nuovi empolesi.
In totale, fra il 2 giugno 2018 e il 2019, sono diventati italiani 106 femmine e 61 maschi: la nazionalità più rappresentata è quella albanese (74), a seguire quelle marocchina (20), romena (12), nigeriana (9), filippina (8), ma ci sono anche cinesi, senegalesi, russi, peruviani, ucraini e altre nazionalità di origine.
È il loro giorno, la loro festa. «In questi anni – racconta Barnini – mi è capitato spesso di firmare nuove cittadinanze. Ma è un atto formale, freddo. C’era bisogno di un momento in cui tutti ci riconoscessimo parte della stessa comunità. Ecco perché organizziamo questa cerimonia, si tratta della consegna di una semplice copia della Carta Costituzionale, un piccolo dono, ma è un simbolo importante».
Una tradizione nata proprio con la sindaca Barnini, 5 anni fa, e portata avanti con orgoglio e un pizzico di polemica. «Ora – dice nel suo discorso – siamo sicuri che per almeno altre 4 volte questo appuntamento resterà. Lo dico perché penso che fra i candidati alle recenti elezioni amministrative non tutti pensassero che un evento così possa essere importante per la città. Come ha sottolineato il Presidente della Repubblica, c’è chi investe sulla costruzioni di “muri”, sulle paure. E a mio avviso chi fa questo sbaglia. Credo che a Empoli, città che ha una storia precisa di accoglienza, di integrazione e di rispetto di diritti e doveri, ci sia la possibilità di dimostrare come sia possibile essere tutti parte di una stessa comunità. Prima delle elezioni temevo che ci potesse essere qualcuno che su quell’odio e su quei conflitti tentasse di costruire se stesso. Insieme, col voto, lo abbiamo evitato». Una frecciata al candidato del centrodestra Andrea Poggianti, che di li a poco replica con un post su Facebook.
Intanto al cenacolo risuona l’inno di Mameli, che apre e chiude la cerimonia. «Oggi – dice ancora Barnini – resistere a tentazioni che definirei bestiali, significa difendere la Repubblica Italiana». Parole più da statista che da sindaco. E, chissà, magari sarà un prossimo rito di passaggio... —
David Biuzzi
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