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Residenza medicea e manicomio criminale, l'Opg di Montelupo apre le porte dopo secoli
Dopo la dismissione degli ospedali psichiatrici giudiziari, avvenuta nel 2017, anche la villa dell'Ambrogiana viene riaperta eccezionalmente al pubblico. Comincia ora una nuova fase che punta a restituire alla collettività questo gioiello architettonico
MONTELUPO FIORENTINO. Un luogo che nel corso del tempo ha determinato l’identità del territorio in cui si trova ma che per secoli è rimasto chiuso in se stesso e nascosto agli occhi dei più, celando piccole e grandi storie di vita intrecciatesi con la storia con la s maiuscola. È la villa dell’Ambrogiana di Montelupo Fiorentino. Nata come sfarzosa residenza medicea nel Cinquecento, ma dalle origini più antiche, passata ai Lorena nel ‘700, negli anni ‘20 dell’Ottocento divenne penitenziario e poi manicomio, per poi assumere la funzione di manicomio criminale (in seguito ospedale psichiatrico giudiziario). È solo con la dismissione degli opg, avvenuta nel 2017, che la villa è stata aperta al pubblico, iniziando una nuova fase della sua esistenza, che va verso la restituzione alla comunità di questo gioiello architettonico.
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Una villa rinascimentale sulle rive dell’Arno
Splendido esempio di architettura rinascimentale, la villa dell’Ambrogiana sorge sulla riva sinistra dell’Arno, nel punto in cui vi confluisce il torrente Pesa, e domina il paesaggio e l’abitato di Montelupo. Nata da un edificio di epoca probabilmente medievale – usato poi come casino signorile per la caccia – è con l’intervento di Ferdinando I de’Medici, proprietario dal 1573, che l’Ambrogiana si trasforma in villa, con l’inserimento delle 4 torri, il chiostro centrale e il giardino all’italiana, secondo alcuni progettato da Bernardo Buontalenti, già architetto del giardino di Boboli a Firenze
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Fu però Cosimo III nel ‘600 ad arricchirla, oltre che a commissionare la costruzione della chiesa e del convento degli alcantarini, a cui la villa era collegata con un corridoio che ricorda quello vasariano. La villa fu anche il teatro del matrimonio infelice (terminato col divorzio) di Cosimo con Margherita d’Orléans: è qui che i due s’incontrarono per la prima volta. Nel 1737 l’Ambrogiana passò ai Lorena d’Austria, che la restaurarono più volte.
La villa aveva un approdo sull’Arno, e fu questo a renderla strategica per i nobili, che arrivavano in carrozza da Firenze e da lì proseguivano via fiume verso i porti commerciali di Pisa e Livorno.
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Da villa a manicomio criminale
Nel 1824 il destino della villa prende una piega inaspettata: Leopoldo II decide di trasformare il convento e le scuderie in carcere. Da lì, nel 1850 l’Ambrogiana diventa manicomio. Le celle sono allestite anche all’interno del corridoio voluto da Cosimo III.
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Nel 1860 la villa diventa proprietà dello Stato, assegnata prima al Ministero dell’Interno poi a quello di Grazia e Giustizia. Tra il 1884 e il 1886 il complesso viene definitivamente trasformato in manicomio criminale: in primo in Italia.
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Funzione che conserverà, sotto diverse denominazioni, per oltre 130 anni: nel 1975 (per effetto delle legge n. 345) diventa ospedale psichiatrico giudiziario e lo sarà fino al 2017, anno in cui la struttura viene dismessa.
Il manicomio criminale ha ospitato anche detenuti “noti”, come gli anarchici Giovanni Passannante e Pietro Acciarito: entrambi a fine ‘800 attentarono alla vita del re d’Italia Umberto I ed entrambi a Montelupo morirono. Negli anni ‘80 del ‘900 furono diversi anche i membri della criminalità organizzata e quelli delle Brigate Rosse che “soggiornarono” nell’opg, cosa che portò all’aumento delle misure di sicurezza: alle alte mura di cinta di inizio ‘900 furono aggiunte torrette di guardia, vetri antiproiettile e pattuglie di sorveglianza (anche con elicotteri) 24 ore su 24.
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La chiusura dell’opg
Nel gennaio 2012 la Commissione giustizia del Senato stabilisce la chiusura definitiva degli opg, fissando il termine al 31 marzo 2015. E così il 7 febbraio 2017 (con quasi 2 anni di ritardo) l’ultimo detenuto dell’opg di Montelupo viene trasferito nella “rems” di Volterra – “residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza”, le strutture sanitarie pensate in seguito alla chiusura degli opg per accogliere chi commette reati ed è affetto da disturbi mentali – mettendo la parola “fine” a quasi un secolo e mezzo che ha visto celare dietro alla bellezza della villa (e alle sue mura di cinta) storie di dolore, malattia e solitudine. Quando è stata decretata la chiusura degli opg, i detenuti dell'Ambrogiana erano circa 120 (di cui 80 non toscani, tornati poi nelle loro regioni d’origine) ma nei suoi momenti di “massimo splendore” la struttura poteva ospitare fino a 600 persone.
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La riapertura al pubblico
Il 9 settembre 2017 la villa ha riaperto i cancelli. L’evento è stato festeggiato con un “abbraccio” collettivo: oltre 1.400 persone si sono date la mano intorno al perimetro della villa passandosi la chiave simbolica che ha aperto la storica residenza e dato il via alle visite per la giornata speciale (a cui hanno partecipato oltre 2.500 persone). Da allora però l’Ambrogiana è stata accessible solo per eventi straordinari, per concessione del Demanio (a cui il Ministero di Grazia e Giustizia ha passato la proprietà a giugno 2017). Fino a che a novembre 2018 non è stata firmata una concessione temporanea che ha affidato per 6 mesi – da gennaio a giugno 2019 – la gestione della villa al Comune di Montelupo. È così stato possibile dare il via ad una serie di visite in collaborazione con la Pro Loco e la Fondazione Museo Montelupo, che registrano altissimi numeri di prenotazioni. Così tante le richieste (e la curiosità di varcare per la prima volta quella porta chiusa da secoli) che oltre mille persone, nonostante la pioggia, hanno approfittato della giornata di apertura straordinaria dello scorso 19 maggio, organizzata dal Fai di Firenze.
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Quale futuro per l’Ambrogiana?
Non è ancora certo quale sarà il futuro della villa. Un studio di fattibilità per il recupero del complesso è stato realizzato da una cooperativa veneta e consegnato lo scorso agosto al gruppo di lavoro composto da Regione Toscana, Soprintendenza delle Belle Arti, Comune di Montelupo e Demanio, che ne aveva affidato la realizzazione tramite un bando finanziato con 75mila euro. E intanto il Mibact ha stanziato per la villa 2,4 milioni di euro. L’idea è quella di utilizzarli per le prime opere di messa in sicurezza e consolidamento, per rendere di nuovo agibile il piano nobile della villa e il salone del Principe, attualmente chiusi, dove ci sono preziosi affreschi. Il sindaco di Montelupo Fiorentino Paolo Masetti fa sapere che l’unica soluzione praticabile per il recupero dell’immenso complesso – che misura 38mila metri quadrati e conta diversi edifici – secondo lo studio è una partnership tra pubblico e privato. Tra i punti fermi, l’abbattimento delle mura perimetrali, per connettere nuovamente la villa con il parco e il tessuto urbano circostante, tra le idee invece quella di destinare una parte a museo, da inserire nel circuito delle ville medicee patrimonio Unesco, e una parte ad un centro di ricerca sulle malattie mentali, per raccogliere in maniera positiva l’eredità di ciò che la villa è stata.
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