La protesta
L’orgoglio ritrovato insieme alla vittoria di una classe dirigente
Elezioni amministrative: il centrodestra non passa a Empoli e nemmeno in Valdelsa. Ecco un paio di ragioni per cui undici comuni su undici restano al centrosinistra
EMPOLI. Undici Comuni su undici. Un risultato netto. Alle amministrative il centrodestra non passa a Empoli e neppure in Valdelsa. Stessa storia a Fucecchio. Non ci saranno ballottaggi il 9 giugno. La grande paura in una delle terre un tempo più rosse della Toscana è passata. In piazza torna a sventolare la bandiera del Pd, segno di un orgoglio ritrovato. È la foto che le comunali di domenica ci regalano, uno scatto diverso da quello delle europee che hanno visto il vento sovranista soffiare forte in tutta la zona. È doveroso chiedersi le ragioni di un voto a doppia faccia: salviniano da un lato, di centrosinistra dall’altro. Crediamo che i motivi essenziali di questa schizofrenia politica siano due. Il primo: a Empoli e in Valdelsa le forze di centrosinistra hanno una tradizione di governo lunga svariati decenni e questo ha agevolato (forse non sempre, ma spesso) la selezione di una classe dirigente locale di spessore. Le grandi scuole politiche di un tempo incarnate dai partiti della sinistra (e anche da quello cattolico) non esistono più, ma la storia non passa invano. E i sindaci dell’Empolese Valdelsa sono a tutti gli effetti eredi di quelle scuole. Hanno fatto in tempo a respirarne l’aria quando erano ragazzi o comunque ad assimilare, nel loro percorso di vita, ciò che di quel mondo restava. La maggioranza degli elettori li ha votati riconoscendone le capacità di gestione della cosa pubblica. Il secondo motivo per cui il centrosinistra vince a Empoli e in Valdelsa è che guidare i Comuni da tanto tempo, almeno qui, agevola la conquista dei consensi. Almeno qui, perché è una regola che altrove non vale. I casi di Cascina nel 2016 e di Pisa nel 2018 insegnano.
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