Proteste
opere pubbliche
Casse di espansione, slitta ancora il completamento
Marco Pagli
Nominato un nuovo commissario ad acta: è l’architetto Cesare Calocchi. Il termine dei lavori è stato fissato al 2020 dopo quasi quindici anni dall’avvio
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MONTELUPO. Per le casse di espansione di Fibbiana arriva una nuova fumata nera. E il completamento dell’opera, progettata addirittura nel 2006, slitta ancora. Il presidente della Regione, infatti, in questi giorni ha provveduto a nominare un nuovo commissario, dopo le dimissioni di Antonio Cinelli che era stato nominato dallo stesso governatore nel settembre 2017. Si tratta dell’architetto Cesare Calocchi, dipendente della Provincia di Siena, per il quale è stata prevista un’indennita di 20mila euro.
A lui toccherà il compito di presentare una relazione sullo stato dei lavori entro tre mesi dal conferimento dell’incarico. Il report dovrà contenere una ricognizione sullo stato di attuazione dell’intervento dal punto di vista procedurale, finanziario e fisico, le modalità con cui si propone di gestire l’appalto, le problematiche presenti e le azioni per risolverle e un cronoprogramma finale delle varie fasi attuative fino all’emissione del certificato di controllo. Il nuovo termine per la realizzazione dell’opera è stato fissato alla fine di giugno del 2020, cioè dopo quasi quindici anni dal primo avvio dei lavori.
Il primo start era arrivato nel 2006 con un finanziamento da 11 milioni di euro da parte della Regione. Ma in corso d’opera erano spuntate delle complicazioni: tubazioni del gas che non erano state segnalate in precedenza, tralicci dell’Enel da spostare (tra l’altro il tratto di via Arnovecchio che costeggia il cantiere è ancora senza illuminazione), senza dimenticare l’intervento della Soprintendenza per il possibile ritrovamento – che poi c’è stato – di reperti archeologici. Così i lavori sono rimasti bloccati per anni, fino ad arrivare al 2015.
Il 20 marzo di quattro anni fa i sindaci del circondario avevano presentato il nuovo progetto, definito come il più grosso intervento realizzato sul bacino empolese dell’Arno dal dopoguerra ad oggi. Con un obiettivo tanto ambizioso quanto importante: ridurre drasticamente il rischio di alluvioni in tutta l’area garantendo la sicurezza di oltre 70mila cittadini che abitano a valle di Fibbiana. Il piano presentato in quell’occasione doveva essere pronto entro trenta mesi con il completamento della cassa di Fibbiana 2 (in grado di accogliere 710mila metri cubi nei suoi 17 ettari di estensione). Mentre sulla cassa di Fibbiana 1 erano già stati realizzati gli argini a protezione dei 59 ettari in grado di “accogliere” 2,8 milioni di metri cubi di acqua e si attendeva il collegamento con l’Arno attraverso otto paratoie di accesso da aprire in caso di superamento di un metro del livello di massima del fiume.
Ma nemmeno il termine fissato ad ottobre 2017 è stato rispettato. Tutta colpa della burocrazia e del balletto di competenze e riorganizzazioni istituzionali. L’appalto, nel giro di pochi mesi, è passato dal Circondario all’Unione dei Comuni, che poi l’ha consegnato alla Città metropolitana. Il risultato è stato un continuo rimpallo che ha allungato le scadenze, causa anche le difficoltà legate al meteo. Così a settembre dello stesso anno il governatore Rossi ha deciso di affidare il completamento dei lavori ad un commissario “ad acta”, fissando il termine per la consegna dell’opera a marzo 2019. Ma per Antonio Cinelli (al quale con il nuovo provvedimento sono stati decurtati 10mila euro dall’iniziale compenso di 60mila euro) non è stato possibile chiudere il cerchio nei tempi previsti e lui ha rimesso il mandato nelle mani della Regione. Adesso toccherà all’architetto Cesare Calocchi provare a mettere la parola fine ad un cantiere che ha subito un rinvio dopo l’altro e che ormai è fermo da oltre un anno.
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