Il Tirreno

Empoli

parla la sorella 

La famiglia non si arrende: «Troppe lacune, lotteremo ancora per la verità»

F. T.
La famiglia non si arrende: «Troppe lacune, lotteremo ancora per la verità»

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CASTELFIORENTINO. «È come se l’avessero uccisa un’altra volta. Noi non ci arrendiamo. In queste indagini ci sono molte lacune». Giulia Scimmi, si batte da quella tragica notte del 9 settembre 2017 per la verità sulla morte di sua sorella Sara. E lo ha fatto trovando il supporto di babbo Antonio, di mamma Clementina e di tutta la comunità castellana, che è sempre rimasta al fianco della famiglia: dopo poche settimane dalla tragedia con una fiaccolata alla quale parteciparono oltre trecento persone. E poi, nel corso del tempo, anche con iniziative di solidarietà, l’ultima delle quali ha permesso di finanziare l’acquisto di due defibrillatori a disposizione della cittadinanza. Il tutto sempre accompagnato dal solito slogan: «Giustizia per Sara», insieme a una promessa: «Non ci fermeremo mai».

E anche stavolta sarà così. Anche di fronte alla decisione della procura di Firenze, che ha chiesto al gip l’archiviazione delle indagini per omicidio volontario. Perché la convinzione resta quella raccontata da mamma Clementina Gena al Tirreno nello scorso mese di maggio: «Sara venne scaricata sulla strada da qualcuno. Aveva paura della 429, non si sarebbe mai incamminata a piedi. Ce l’hanno portata». Convinzioni che la richiesta di archiviazione non scalfiscono: «Ci sono tanti aspetti in queste indagini che non ci convincono – spiega Giulia –. Ora finalmente potremo leggere tutti gli atti. E sono convinta che avremo conferma di ciò che pensiamo. Di cosa parlo? Della perizia sul telefono, per esempio. Ma anche del fatto che sotto le unghie di Sara sono state trovate tracce di Dna di almeno due profili genetici maschili, che però non sono stati comparati. Ma questi sono soltanto alcuni degli aspetti che ci spingono ad andare avanti nella nostra battaglia». E poi c’è il conducente di un’auto chiara che come mostrano filmati dell’area di servizio vicino alla discoteca, passa pochi secondi prima del camion, in direzione opposta.

Un particolare già sottolineato da Clementina («chi era in quella macchina, se mia figlia era già nel mezzo alla strada, deve aver visto») e che secondo Giulia non è stato approfondito dagli inquirenti: «E poi – conclude la sorella di Sara – in questi mesi abbiamo chiesto più volte un incontro alla pm, ma ci è sempre stato negato. Ora aspettiamo di leggere gli atti, poi ci muoveremo. Ma non ci fermiamo». –

F. T.

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