La protesta
I Caponi per sempre nella Memoria una lapide ricorda Luigi e Guido
I due operai della Taddei, originari di Montaione, morirono a Ebensee Il nipote: «I brividi che mi dà la loro storia sono incancellabili»
la cerimonia
Una lapide per la memoria dei fratelli Caponi, due montaionesi deportati nel lager di Ebensee, è stata inaugurata ieri in comune a Montaione, alla presenza dei familiari. In una occasione molto speciale, come quella universalmente riconosciuta come il Giorno della memoria per ricordare l’orrore delle deportazioni.
Tra commozione e ricordo di quei tempi bui la storia dei fratelli Caponi è venuta alla luce dopo un incontro fra il sindaco di Montaione, Paolo Pomponi, e Fabrizio Caponi, nipote di Luigi, uno dei 2 fratelli montaionesi. Il primo cittadino si è mosso con i suoi uffici e l’anagrafe per ricostruire un percorso che viene da lontano, fin dalla nascita dei fratelli Caponi avvenuta proprio a Montaione, Luigi e Guido, che hanno vissuto i tempi della loro adolescenza nel comune valdelsano prima di trasferirsi a Empoli. Sono due di cinque fratelli che si sono trasferiti per lavorare ed approdare alla vetreria Taddei di Empoli.
Ogni giorno da Coiano, salivano a bordo della loro bicicletta per recarsi sul posto di lavoro e successivamente si spostavano nei campi. Una vita difficile, di stenti e sacrifici, che li ha visti protagonisti anche in agricoltura, girovagando per molti comuni dell’Empolese Valdelsa. Si risparmiava su tante cose, i sacrifici erano all’ordine del giorno; talvolta una mela poteva essere il pasto di più fratelli. Sono rimasti orfani all’età di 20 anni, senza la madre, scomparsa prematuramente. L’8 marzo 1944 furono deportati, insieme ad altri 24 operai della Taddei (che avevano aderito allo sciopero del 4 marzo), a Ebensee. Il più anziano dei due, Guido, classe 1901, morì nel sottocampo di Ebensee a fine 1944, mentre Luigi, classe 1913, morì, sempre a Ebensee, nell’aprile 1945 a pochi giorni dalla liberazione del campo da parte degli alleati. «Siamo in un periodo storico molto particolare – sottolinea Fabrizio – e oggi più che mai abbiamo il compito di raccontare le barbarie ed atrocità che hanno vissuto i nostri cari. Io ascoltavo spesso i miei parenti raccontarmi le loro storie e i brividi che avevo sono incancellabili. Sono grato al sindaco Pomponi perché ha dimostrato una profonda attenzione ed interesse verso questa storia».
Giacomo Bertelli
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