Il Tirreno

Empoli

Offesa in un vocale su Whatsapp da un altro studente: scatta la denuncia

Marco Sabia
Il dirigente del Pontormo Tommaso Bertelli con l'esperto informatico Piero Fontana durante l'incontro coi ragazzi (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Il dirigente del Pontormo Tommaso Bertelli con l'esperto informatico Piero Fontana durante l'incontro coi ragazzi (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Il dirigente del Pontormo di Empoli racconta l’episodio e mette in guardia i giovani. L’esperto informatico: «Internet può rovinarvi la vita reale»

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EMPOLI. «Ragazzi, state attenti a cosa scrivete sui gruppi Whatsapp». Sì, perché è un attimo e un audio (un po’spinto) girato agli amici finisce “nelle mani” dell’inconsapevole protagonista e scatta una denuncia. sabato 26 gennaio, nell’auditorium del Pontormo di Empoli si è tenuto un incontro proprio per parlare della sicurezza su internet. È stato un caso che la mattinata dedicata a questo aspetto si tenesse a pochi giorni dal deposito di una denuncia – in commissariato – da parte di una ragazza della scuola, nei confronti di un altro ragazzo.

È stato proprio il preside Tommaso Bertelli, prima di lasciare la parola all’esperto Piero Fontana, a usare questa vicenda come esempio e monito verso i suoi ragazzi. Perché, pur essendo Whatsapp un sistema di messaggistica virtuale, i contenuti che trasmette e veicola potenzialmente al mondo intero possono diventare estremamente reali (e forieri di conseguenze per ragazzi e famiglie coinvolte, con denunce solitamente per diffamazione). Della vicenda, comunque, si sta occupando la polizia. Per chi è “nativo digitale”, cioè è nato in un periodo storico in cui il mondo era già stato digitalizzato, l’uso quotidiano e continuo di telefoni e computer è scontato, quasi non ci si fa caso. Un universo sterminato, che offre miliardi di possibilità sconosciute soltanto 20 anni fa ma che nasconde anche potenziali pericoli pure questi inesistenti 2 decadi fa. E allora diventa necessario educare i ragazzi ad un uso consapevole delle tecnologie digitali, perché pensare di impedirne l’uso oggi come oggi sembra francamente impossibile (e anacronistico).

Il Lions Club Ferruccio Busoni di Empoli, grazie al colonnello Fontana (ingegnere che lavora al ministero della Difesa), ha organizzato una mattinata dedicata a ragazzi e ragazze delle classi prime e seconde del Liceo, nove in totale. Fontana, infatti, ha fatto una lunga carrellata di quello che può celarsi dietro lo schermo luminoso di uno smartphone (o di un pc o un tablet). Partendo dal presupposto che ciò che si fa su internet – pur non avvenendo in un luogo prettamente fisico – ha delle conseguenze, perché lascia sempre delle tracce, anche a distanza di molti anni. Da qui lo slogan dell’evento: “Interconnettiamoci...ma con la testa”. «Siate consapevoli – ha esordito Fontana – di rischi ed opportunità, la rete è come un iceberg di cui conosciamo solo quello che vediamo. Sono state le minacce nascoste e spesso davanti ad un pc si compiono azioni che generalmente nemmeno si pensano». Ma quali? «Penso ai cyberbulli che grazie alla tecnologia possono entrare in azione ovunque e quando vogliono. Oppure la cyberpedofilia: qui il consiglio è sempre lo stesso, lasciar stare chi non si conosce nella vita reale, non si può essere amici di chi si ignora. E qualora vi arrivino messaggi salvare ogni messaggio o prova e rivolgersi ai genitori e alle autorità».

Ma c’è anche un’altra questione: la “tracciabilità” di ciò che si fa sul web. «Quello che scrivete, rimane. Magari un qualcosa che scrivete oggi fra anni potrà essere letto da un datore di lavoro che sta raccogliendo informazioni su di voi. Internet non è uno scherzo e ciò che fate può condizionare la vostra vita reale presente e futura». —
 

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