Il dolore
Arafet non è morto di botte: "Nessuna lesione"
E' quanto sarebbe emerso dalla Tac sul tunisino di 31 anni deceduto in un money transfer durante un controllo di polizia. L'avvocato: "Sul corpo segni di una colluttazione"
EMPOLI. Arafet Arfaoui non è morto di botte. E' quanto è emerso dai primi risultati dell'autopsia sul corpo del trentunenne, di origine tunisina, deceduto durante un controllo della polizia giovedì 17 gennaio all'interno di un money transfer in centro a Empoli, con le manette ai polsi e le caviglie legate con una corda. Lunedì 28 gennaio il medico legale consegnerà una relazione preliminare al magistrato. Per quella definiva occorrerà invece attendere i canonici sessanta giorni. Ma intanto la pm Christine Von Borries, che ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti, ha ricevuto l'esito della Tac preliminare effettuata sul corpo dell'uomo, che si era trasferito da alcuni mesi a Livorno dopo aver vissuto a lungo a Montelupo.
Secondo quanto è emerso - confermato anche dall'avvocato Giovanni Conticelli, legale della moglie di Arafet, Azzurra Tampucci - l'esame avrebbe escluso lesioni tali da procurare la morte dell'uomo. Sul corpo sono stati trovati segni di colluttazione, ma non tali da poter causare la morte. Nelle prossime settimane sono previsti i risultati degli esami istologici e tossicologici effettuati che faranno ulteriore chiarezza sulla morte, e per capire possa essere stata causata da qualche manovra scorretta da parte di agenti e soccorritori. Intanto però, secondo quanto riportato dal Corriere Fiorentino, a un primo screening, Arafet sarebbe risultato positivo alla cocaina.
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Arfaoui era entrato nel money transfer di via Ferrucci intorno alle 17.50 per inviare soldi ai suoi genitori in Tunisia. Ma una delle banconote (da 20 euro), era falsa: ne è nato un diverbio con il commerciante, che ha chiamata il 113. Pochi istanti dopo essere stato immobilizzato (dopo che aveva dato in escandescenze), il suo cuore si è fermato.
Intanto, nella giornata di sabato 26 gennaio, è stata organizzata un'iniziativa per ricordare il trentunenne, con ben 13 tra associazioni e movimenti dell’Empolese e Valdelsa e non solo, tutte uniti per testimoniare vicinanza alla famiglia e agli amici. Oltre ad Acad, l’associazione contro gli abusi in divisa Onlus, parteciperanno anche il Csa Intifada, Potere al Popolo dell’Empolese Valdelsa, gli ultras della maratona azzurra. Ma anche i Cobas dell’Empolese Valdelsa, Settembre Rosso, l’Arci Empolese Valdelsa, l’associazione Culturale tra i binari, Non una di meno dell’empolese Valdelsa e Samuela Marconcini , consigliera comunale Fabrica Comune per la Sinistra.
«La morte di Arafet è una ferita al cuore del centro cittadino di Empoli – spiega l’associazione nazionale contro gli abusi in divisa - un ragazzo di 31 anni morto con le manette ai polsi e i piedi legati. Molte bocche hanno parlato, tante falsità sono state dette sulla persona di Arefet, come a dover per forza ed in fretta giustificare una morte assurda. Come se Arafet, criminalizzato ed infangato, se la fosse cercata. Come se in Italia esistesse la pena di morte per 20 euro forse false. Quel che è certo – proseguono - è che il 17 gennaio è un giorno che ha scritto una pagina orribile per la città di Empoli, quel che è certo è che nessuno ha offerto brioche e cappuccino ad un ragazzo in difficoltà (come aveva detto il ministro Matteo Salvini), perché Arafet ha trovato la morte». Chi vorrà lasciare un ricordo potrà farlo dalle 11 alle 17.
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