Gioco
Ictus, col reparto ad hoc è in calo la mortalità dei pazienti
Nel primo anno di attività sono stati seicento i casi trattati Il responsabile: «Merito di tutta la squadra che ci lavora»
EMPOLI. Seicento pazienti trattati in un anno ma soprattutto un indice di mortalità per ictus che si è abbassato grazie a un’area dedicata a questa patologia in cui i pazienti vengono monitorati 24 ore su 24. Questa è il risultato a un anno dall’apertura della cosidetta “area stroke” o, per usare termini italiani, dove vengono trattati gli ictus ischemici ed emorragici all’ospedale San Giuseppe.
A dirigere la struttura è il dottor Luca Masotti che arriva dall’ospedale di S.Maria Nuova di Firenze (con una lunga esperienza anche a Cecina) e che, rispetto ai risultati ottenuti, sottolinea il lavoro della squadra. «Io sono solo l’allenatore - spiega - semplicemente coordino il lavoro ma sono uno di loro. Il merito di questi risultati è di tutti».
Fino a un anno fa i pazienti colpiti da ictus venivano assegnati a diversi reparti. Adesso possono contare su una squadra che lavora in sinergia anche con altre realtà di questo tipo negli ospedali dell'area e di tutta la regione. C'è più appropriatezza e l'assistenza è diretta con figure che si occupano solo di queste problematiche. I vantaggi, infatti, non sono solo dal punto di vista clinico, ma anche assistenziale.
I pazienti, che in genere sono dai 10 ai 15, dopo aver ricevuto un primo inquadramento diagnostico ed un eventuale trattamento acuto, sono sottoposti ad un tutoraggio da parte di un gruppo che ha medici, infermieri e logopedisti. Il team si avvale poi del supporto di figure professionali specialistiche: neurologi, fisiatri, cardiologi, radiologi, rianimatori, chirurghi vascolari, foniatri, infermieri di percorso ed assistenti sociali «nell’ottica di un lavoro di equipe finalizzato alla personalizzazione della cura, dell’assistenza, della riabilitazione e del rientro al proprio domicilio». «E tutto le figure sono importanti allo stesso modo», aggiunge il dottor Masotti .
Nel primo anno di attività, i pazienti ricoverati sono stati 600, di cui 306 con ictus cerebrale ischemico, 90 con ictus cerebrale emorragico (emorragia cerebrale spontanea non traumatica), 55 con attacco ischemico transitorio. Nel caso di 155 pazienti, pur presentando inizialmente un quadro clinico compatibile con ictus cerebrale, non hanno avuto la conferma diagnostica, ma una diagnosi alternativa che ha comunque richiesto un’attenta ed approfondita valutazione clinica.
Nei pazienti con ictus ischemico si è registrato una lieve prevalenza del sesso femminile (52% femmine, 48% maschi), l’età media è stata di 80 anni. La mortalità, nella fase di degenza, è stata del 7.5%. Un dato confortante se paragonato alla letteratura mondiale e nazionale. Le cause più frequenti di ictus ischemico sono state embolie provenienti dal cuore ed in particolare la presenza di una fibrillazione atriale (30% circa). Seguono le alterazioni micro circolatorie che trovano nei fattori di rischio cardiovascolare, come l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, l’ipercolesterolemia e il fumo di sigaretta i principali responsabili (30%). Per quanto riguarda gli ictus emorragici la distribuzione dei sessi è stata sovrapponibile (50% femmine, 50% maschi). L’età media è stata di 82 anni e la mortalità nella fase di degenza è stata di circa il 18%, dato estremamente confortante se paragonato alla letteratura mondiale e nazionale. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
