Il Tirreno

Empoli

LA TRAGEDIA DURANTE IL CONTROLLO DELLA POLIZIA 

Morto a 31 anni, la moglie: «Voglio la verità» E intanto la procura sente 15 testimoni

Francesco Turchi e Alessandro Marmugi ; ALTRO SERVIZIO A PAG. 8
Morto a 31 anni, la moglie: «Voglio la verità» E intanto la procura sente 15 testimoni

Raccolte da pm Von Borries e squadra mobile di Firenze le versioni di agenti e soccorritori, domani l’autopsia

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«Voglio la verità sulla morte di mio marito». Il dolore è troppo grande per il cuore di una vedova così giovane. Che si chiude nel silenzio, almeno per ora. Trova soltanto la forza di raccontare al suo avvocato chi era Arafet, l’uomo che aveva sposato cinque anni fa (dopo quattro di fidanzamento) e con il quale era andata a vivere a Livorno, dopo aver vissuto a lungo a Montelupo. Lei è Azzurra Tampucci, moglie di Arfaoui, morto giovedì scorso a 31 anni in un money transfer di via Ferrucci a Empoli, durante un controllo di polizia, colpito da arresto cardiaco dopo che era stato immobilizzato con manette ai polsi e corda alle caviglie. Era entrato per inviare soldi ai suoi genitori in Tunisia. Ma una delle banconote (da 20 euro), era falsa: «Abbiamo la macchinetta per controllarle, non ci sono dubbi», sottolinea la moglie del titolare, Alessandra Giacomelli. E quando il commerciante di Taj Mahal gliel’ha detto, lui ha reagito. Ne è nato un diverbio ed è partita la chiamata al 113, con l’intervento di una prima volante, poi supportata da una pattuglia in borghese.

Quindi, dopo alcune decine di minuti, la tragedia dopo che – secondo la versione della polizia – il 31enne di origine tunisina (che aveva ottenuto la cittadinanza italiana dopo il matrimonio) aveva aggredito gli agenti con calci e morsi: pochi istanti dopo essere stato immobilizzato, il suo cuore si è fermato, prima ancora di essere sedato dal medico del 118 (che si trovava a pochi metri di distanza), che ha cercato inutilmente di rianimarlo per oltre un’ora, insieme alla Pubblica Assistenza.

Per capire se si è trattato di una tragica fatalità, se ci sono delle responsabilità e se le procedure di intervento sono state appropriate, proseguono gli interrogatori condotti dalla squadra mobile di Firenze. In tutto tra ieri e venerdì sono state ascoltate 15 persone tra poliziotti, medici e sanitari del 118 e testimoni. Per il momento il fascicolo per omicidio colposo aperto dalla procura resta a carico di ignoti. I 4 agenti di polizia intervenuti per bloccare Arfaoui (che aveva precedenti penali), dopo che aveva dato in escandescenze, sono stati interrogati venerdì in procura negli uffici della pm Christine Von Borries, titolare delle indagini. Le loro versioni, secondo quanto si apprende, sarebbero concordanti e al momento non sarebbero emersi elementi che facciano pensare a evidenti irregolarità nel loro comportamento e in quello tenuto dai soccorritori. L’assenza di condotte palesemente sbagliate sarebbe confermata anche da una prima visione dei filmati girati dalle telecamere interne al money transfer e da quelle in strada, che tuttavia saranno visionati anche da un consulente nominato dalla procura: secondo quanto è emerso, potrebbero esserci dei “buchi” nelle immagini, perché l’area dove Arfaoui ha accusato il malore, non sarebbe coperta.

Intanto ieri la pm ha conferito l’incarico per l’autopsia, che sarà effettuata domani all’istituto di medicina legale di Firenze. E alla quale parteciperà anche un consulente tecnico di parte, come spiega l’avvocato Giovanni Conticelli, legale della moglie di Arfaoui: «La mi a assistita è devastata dal dolore e in questo momento non se la sente di dire niente. Mi ha chiesto di fare tutto il possibile per fare completa luce su questa tragedia. E l’autopsia rappresenta un passaggio importante per capire molte cose. Noi faremo ogni tipo di attività investigativa per contribuire ad arrivare alla verità su quanto è accaduto all’interno del locale: a noi risulta che Arafet sia stato portato di peso dai poliziotti in una stanzina dove non c’erano telecamere». Su questo aspetto ci sono versioni discordanti: secondo il titolare del negozio – infatti – era lo stesso Arafet a voler chiudersi in bagno, coi poliziotti che cercavano di impedirglielo. —

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