Sicurezza
La sindaca: «Non lasciamo che nessuno strumentalizzi la vicenda»
Fratelli d’Italia esprime la sua vicinanza agli agenti La consigliera Cioni: «Deve essere fatta chiarezza» Intifada chiede giustizia
EMPOLI. Numerose sono state le reazioni a livello nazionale sulla morte dell’uomo tunisino, ma altrettante sono anche a livello locale. Tra tutte quella della sindaca di Empoli, Brenda Barnini: «Anch’io come tutti gli empolesi sono rimasta profondamente colpita. La morte di un ragazzo a prescindere dalle circostanze in cui avviene è sempre un fatto molto triste che non può lasciare indifferenti. E sono sicura che i primi ad esserne turbati sono gli agenti del commissariato di Empoli, che quotidianamente sono impegnati in un lavoro tanto difficile com’è quello di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico».
«Adesso c’è un’indagine in corso e come sindaco rispetto e credo nel lavoro della giustizia come unico potere in grado di chiarire le circostanze - va avanti - Non lasciamo che nessuno strumentalizzi questa vicenda».
Una delegazione di Fratelli d’Italia guidata dal deputato Giovanni Donzelli e dal consigliere comunale di Empoli Andrea Poggianti, il portavoce di zona Federico Pavese e quello provinciale Claudio Gemelli, ha fatto visita al commissariato di Empoli. «Ogni giorno le forze dell’ordine sono costrette ad operare in condizioni di grossa difficoltà causata dall’insufficienza organica e di dotazioni - hanno spiegato - Siamo venuti ad esprimere la nostra vicinanza agli agenti».
Presa di posizione anche della Comunità in resistenza/Csa Intifada chiede «verità è giustizia per Arafet e la sospensione dal servizio immediata degli agenti di polizia protagonisti di questa tragedia».
La consigliera comunale Beatrice Cioni del gruppo consiliare “Ora si cambia” afferma: «Nessun giudizio preventivo. Ma i resoconti riportati dalla stampa, e la memoria recente di episodi drammatici e gravissimi, impongono che sia fatta rapidamente chiarezza con indagini trasparenti sull'accaduto. Nell'interesse di tutti. La morte di un uomo di 31 anni in simili circostanze oltre ad addolorarci profondamente deve interrogarci tutti. Sono certa che la comunità in cui vivo saprà esprimere, con la solidarietà che le è propria, la più sentita vicinanza alla famiglia».
E infine: «Tutto quello che sappiamo sulla vicenda di Arafet Arfaoui è che morto nelle mani dello Stato. Legato mani e piedi - spiegano Silvia Manzi e Antonella Soldo, rispettivamente segretaria e tesoriera di Radicali Italiani - In una stanza, l'unica senza telecamere, di un negozio. Alla presenza di soli poliziotti. Siamo in uno stato di diritto e le sentenze le fanno i tribunali, questo vorremmo ricordarlo al ministro dell'interno Salvini: i suoi tweet non sostituiscono indagini, referti medici, e decisioni dei giudici». —
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