La protesta
Più che alla leggendaria All Saints-Saint Peter somiglia a una trappola
Il commento
David Biuzzi
Non è la leggendaria sfida fra le parrocchie di All Saints e Saint Peter. No, quella si consumò nel diciassettesimo secolo in Inghilterra, per la precisione nella città di Derby, e da allora quel nome è stato attribuito a qualsiasi partita di calcio giocata con “feroce” campanilismo tra club vicini. Ai viola non piace definire così la sfida ma, ad ogni modo, stavolta Fiorentina-Empoli è davvero qualcosa di diverso rispetto a un semplice derby.
Di sicuro lo è per i gigliati, che alla sfida con i vicini di casa ci arrivano sull’orlo di una crisi di nervi (e tecnica) non facilmente ipotizzabile all’inizio della stagione. Ma anche per gli azzurri, stavolta, questa partita appartiene a un’altra categoria. E, per la precisione, quella delle trappole. Già, una trappola. E anche di quelle più pericolose. Non si può definire in altro modo visto che all’appuntamento le squadre ci arrivano praticamente... alla rovescia. La Fiorentina, cioè la squadra di valore e ambizioni, con il peso di un’astinenza (da vittoria) iniziata addirittura due mesi e mezzo fa (ultimo acuto il 30 settembre contro l’Atalanta), l’Empoli sull’onda di un mini-ciclo in quasi perfetto stile Juventus (solo i bianconeri di CR7, in effetti, hanno fatto meglio) con 10 punti conquistati, faticosamente ma con merito, nel corso delle ultime 4 gare.
Non solo, a ingolosire pure troppo c’è anche una classifica che, oggi, dice Fiorentina 19 ed Empoli 16. L’aggancio virtuale, dunque, rischia di diventare un’altra arma a doppio taglio. Perché un messaggio forte questi numeri lo mandano. E cioè che i viola non possono permettersi, assolutamente non possono, di snobbare l’impegno, di prendere sottogamba la partita. Indossare l’abito buono, insomma, per i giovanotti di Pioli è un obbligo assoluto. Anche perché l’aria, a Firenze, non è delle migliori e, al netto di una rivalità più o meno sentita, ulteriori delusioni potrebbero avere un peso specifico pesante sull’immediato futuro.
Quindi guai e pensare davvero che il mondo, anche solo quello del pallone, possa essersi capovolto. Era e resta, la tappa di oggi, una di quelle segnate col circoletto rosso. Una di quelle in cui bisogna dare il massimo, sotto ogni punto di vista, e forse anche di più. E farlo in ogni singolo risvolto della partita. L’Empoli, in questo senso, un vantaggio ce l’ha. Si chiama Beppe Iachini. Lui il veleno (inteso a livello sportivo, sia chiaro) non ce l’ha addosso, ce l’ha proprio nel Dna. I suoi azzurri mai come oggi dovranno essere a suo immagine e somiglianza.
Perché non forse per qualcuno non sarà un derby, ma di sicuro per l’Empoli è una trappola. Insidiosissima. —
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