Il Tirreno

Empoli

Un altro mondo è possibile a Ponte a Elsa Il Csa Intifada festeggia i trenta anni

Lucia Aterini
Un altro mondo è possibile a Ponte a Elsa Il Csa Intifada festeggia i trenta anni

L’esperienza all’ex scuola elementare della frazione tra manifestazioni, musica e cooperazione  

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mondi diversi

“Un altro mondo è possibile” è il titolo di un documentario collettivo del 2001 che descrive le giornate della preparazione e della contestazione al G8 di Genova. E potrebbe essere anche il titolo della storia del centro sociale Intifada che domani compie 30 anni, uno tra i più longevi in Italia.

Era il 16 dicembre 1988 quando venne occupata la ex scuola elementare di Ponte a Elsa, in via XXV Aprile, e da allora quei giovani diventati ultracinquantenni non sono andati più via. Anzi, a differenza di molte altre realtà che poi si estinguono, il gruppo dei militanti storici è riuscito a far breccia tra i più giovani. Tanto che ora, come spiegano loro stessi con una punta di compiacimento, sono ormai alla terza generazione. E questo grazie alla dedizione a un’idea/a idee che hanno portato avanti nelle loro battaglie, più o meno condivisibili, senza però compromessi ma in maniera autentica. Al costo anche di risultare troppo contro e di avere una visione sociale di sapore utopico.

E così, tra centinaia di manifestazioni, presidi, lotte hanno trascorso diecimila novecento cinquanta giorni «sempre al fianco degli ultimi a Empoli in Italia come in Chiapas al fianco degli zapatisti, ma anche in Colombia con i sindacalisti della Coca cola o come in India insieme ai lavoratori delle industrie tessili , ed ancora oggi al fianco degli attivisti di Mediterranea che solcano il mare per restare umani e insieme alle compagne/i che lottano contro la Tav Torino/Lione». Fino ad arrivare al progetto di sostenere don Massimo Biancalani nell’accoglienza dei profughi. E poi le attività con i Cobas, dei gruppi di acquisto solidale, la musica riuscendo a portare nella piccola Empoli formazioni che poi si sono guadagnati un nome a livello nazionale . «L’aggregazione sociale è un pezzo importante della democrazia - spiega uno dei fondatori Armando De Matteis - la nostra presenza ha aggiunto alla cultura quello che non c’era, una ventata oltre la provincia».

Un attivismo con un riscontro giudicato buono nell’ambito del quartiere di Ponte a Elsa e invece con andamenti altalenanti nei confronti delle amministrazioni comunali che si sono succedute in questo periodo. Quando fu occupata la scuola da 20 ragazzi, sulla poltrona di sindaco di Empoli sedeva Varis Rossi (che è stato intervistato nel docu-film). Dopo circa 3 anni di trattative la sua amministrazione firmò una delibera con cui si dava in affitto il posto all’associazione culturale “Ora basta”. Un affitto simbolico, le utenze e la manutenzione sarebbero state a carico loro. «La cosa importante, però, è che di fatto si riconosceva il valore della nostra battaglia contro il disagio sociale», aveva spiegato De Matteis. I rapporti si sono irrigiditi da quando il Comune tentò di riprendersi la ex scuola e con la giunta Barnini. «Il renzismo ha tracciato un solco - spiega ancora De Matteis - con le passate amministrazioni si arrivava a un punto di equilibrio, oggi invece non è più possibile e mai ci saremmo aspettati che in un territorio da sempre democratico, si arrivasse a sostenere posizioni che potrebbero appartenere alla destra». Che i rapporti non siano buoni lo dimostra la rassegna estiva di cinema che veniva fatta nel giardino di Ponte a Elsa . «Prima ci hanno tolto il contributo - spiega De Matteis - poi le sedie e il patrocinio. Alla fine la rassegna è stata fatta nel giardino del centro sociale e il riscontro di pubblico è stato buono comunque». «Ora - aggiunge l’attivista - ci stanno circondando, grazie all’approvazione della nuova avariante urbanistica , con la costruzione di appartamenti, e il consumo di suolo, che nessuno acquisterà mai». Il compleanno e il docu-film sono un nuovo punto di partenza per far ripartire la sinistra perché «il renzismo ha fatto tabula rasa dei valori della sinistra, e quindi quelli che hanno caratterizzato la nostra zona, facendo emergere la parte più egoista della società». —

Lucia Aterini

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