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Empoli

C’è un derby che vale doppio: quello di Corsi

Fabrizio Corsi, presidente dell'Empoli (foto agenzia Carlo Sestini)
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Fabrizio Corsi, presidente dell'Empoli (foto agenzia Carlo Sestini)

Il massimo dirigente dell’Empoli apre il libro dei ricordi e racconta anche di quando tifava per Iachini in maglia Fiorentina

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EMPOLI. Non è una partita, è "la partita". Il derby con la Fiorentina lo è da sempre e lo sarà per sempre, almeno per chi ha almeno un pizzico di azzurro che gli scorre nelle vene. E lo è ancora di più per chi, quel colore, lo ha addirittura impresso nel Dna. Come Fabrizio Corsi, che dell’Empoli è presidente ormai da più di un quarto di secolo.

E che anche da prima, dalla nascita, dell’Empoli era tifoso. Un tifoso diviso a metà, come per anni è accaduto quando fra le due squadre c’erano almeno un paio di categorie di differenza. L’altra parte del cuore del massimo dirigente era proprio viola. Anche se oggi, quando lo dice, in pochi gli credono. Così stavolta Corsi, in vista della sfida di domenica al Franchi, fa anche un passo ulteriore e apre il libro dei ricordi. Raccontando, cioè, di quanto in quello stadio ci entrava (spesso) proprio e solo come tifoso della Fiorentina.


Negli anni, ovviamente, la passione è sfiorata. Anche perché dall’inizio degli anni 90 ha preso in mano il timone dell’Empoli e prima della fine del secondo millennio si era già trovato a sfidarlo, il suo passato. Certo la Fiorentina non può mai essere un avversario come un altro, per lui e non solo. E, anzi, il massimo dirigente confessa di considerare ancora, a distanza di anni trascorsi e partite consumate, il fatto di tornare in quello stadio come sfidante, come presidente della squadra avversaria.
Stavolta, poi, con un altro tocco da sceneggiature di un film. O, forse, da teatro dell’assurdo: il suo attuale allenatore, Beppe Iachini, era proprio uno di quei giocatori con la maglia viola addosso per cui faceva il tifo qualche anno fa.

Allora, presidente Corsi, come si avvicina a questo ennesimo derby in casa della Fiorentina?
«Con la soddisfazione di sempre. È chiaro che per una realtà come la nostra andare a giocarsi una partita di campionato a Firenze è sempre speciale. Incontriamo una squadra che gioca sempre per ritagliarsi un posto in Europa, e quasi sempre ci riesce anche. Una squadra che ha valori e tradizione. Una big, insomma».

Eppure stavolta l’Empoli ci arriva anche con la possibilità di agganciare la Fiorentina in classifica...
«Questo dicono i numeri . Ma è chiaro che giochiamo lo stesso campionato ma con valori, tradizioni e obiettivi decisamente diversi».

Firmerebbe per un pareggio?
«Io sì, ma magari non ditelo al nostro allenatore sennò si arrabbia. Battute a parte, è una gara speciale ma è comunque una gara di campionato. Quindi, come tutte le altre, andremo a giocarcela per cercare di ottenere il massimo».

Se l’aspettava un derby così?
«Assolutamente no. La Fiorentina attraversa un periodo un po’ così, come può capitare e come capita, ma ha tutto per stare più in alto. Molto più in alto».

E fino a poche giornate fa l’Empoli stava molto più in basso...
«Con 10 punti in 4 partite la nostra classifica è cambiata molto, è vero. Ma al di là di questo l’ultimo periodo è stato importante perché ha riacceso in tutti noi non solo l’entusiasmo, ma anche e soprattutto la convinzione di poterci giocare la salvezza fino alla fine».

Sulla carta la Fiorentina sembra arrivarci un po’ peggio.
«Forse, non so. Di sicuro a noi come ci arriva la Fiorentina c’interessa il giusto. Mi sembra di capire che nell’ambiente c’è un po’ di nervosismo ma noi dobbiamo pensare solo all’Empoli. E per quanto riguarda me, come per gli altri dirigenti e l’allenatore con il suo staff, dobbiamo mettere i giocatori nelle condizioni di esprimersi al meglio, di pensare solo alla partita per dare il massimo durante la partita».

Di partite a Firenze quante ne ha vissute?
«Molte. A volte siamo stati una comparsa, ma in tante occasioni un po’ di paura alla Fiorentina l’abbiamo messa. E, in più, all’attivo abbiamo pure qualche vittoria».

Le sembra strano?
«No, a dire il vero mi sembra strano entrare in uno stadio come il Franchi come presidente dell’Empoli per giocare una partita di campionato».

Da tifoso, viola, quante volte ci è entrato?
«Molte, anche se tanti fiorentini ormai non credono al fatto che sia stato un fedele tifoso viola».

Correvano gli anni...?
«Iniziai a metà degli anni 70. Frequentavo il liceo a Firenze e avevo un bandierone gigante. Ricordo anche che mi prendevano in giro. Anzi, mi “stalkerizzavano” proprio».

Chi?
«Altri tifosi della Fiesole. Alcuni negli anni sono diventati autentici leader del tifo viola più acceso. Qualcuno, anche se nomi non ne faccio, è stato pure in carcere...».,

E perché ce l’avevano cone lei?
«Per quell’atteggiamento che una parte di Firenze ha anche oggi e che considero... “rinascimentale”. Cioè guardano alla provincia con la puzza sotto al naso».

I famosi “cugini di campagna”?
«Quello è un appellativo simpatico, a cui siamo abituati e affezionati. Ma sì, l’atteggiamento è quello. Eppure la Provincia dovrebbe essere il fiore all’occhiello per quello che ha dato e sta dando. Noi, a livello sportivo, negli ultimi 20 anni ci sentiamo un simbolo di questo. E ne siamo orgogliosi».

Torniamo al Fabrizio Corsi tifoso viola.
«Volentieri. Sono bei ricordi. E sicuramente non avrei mai pensato, in quei giorni, di vivere questo derby come presidente dell’Empoli. Anche per questo la sfida di Firenze è sempre speciale».

Fino a quando ha continuato a seguire la Fiorentina?
«In realtà un occhio di riguardo ce l’ho ancora. Ma è chiaro che quando è diventata anche una rivale le cose sono cambiate. Ripeto, da ragazzo non avrei mai pensato che potesse succedere una cosa del genere e invece...».

Quindi tifava Fiorentina anche all’inizio della sua presidenza azzurra, cioè nei primi anni 90?
«Certo, perché?».

Perché in quella Fiorentina c’era un certo Iachini...
«Già. Mi piaceva tantissimo. Anche prima che arrivasse a Firenze. Perché ricordo di averlo visto la prima volta al Castellani in una partita Empoli-Ascoli. Mi colpì molto, perché a 22 anni era già il capitano dei bianconeri e perché marcava a uomo il nostro Della Monica, un grande giocatore. Lo ritrovati anni dopo a Firenze e mi piaceva anche di più. Di gente come lui in campo ne vorresti sempre tanta nella tua squadra».

E da allenatore?
«Mi pare che i risultati parlino da soli... Applausi e complimenti purtroppo non bastavano. Ma, come di lui, non abbiamo ancora fatto niente. E ora c’è il derby».

Già, una partita speciale. Per Corsi, per Iachini e per tutta Empoli.


 

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