Il Tirreno

Empoli

A 16 anni prigioniera di un ricatto sessuale: il babbo l’aiuta, la polizia incastra coetaneo

Francesco Turchi
Il dirigente del commissariato di Empoli Francesco Zunino (Foto agenzia Carlo Sestini)
◗
Il dirigente del commissariato di Empoli Francesco Zunino (Foto agenzia Carlo Sestini)

Pretendeva rapporti sessuali per non pubblicare foto intime, la ragazza si è presentata all’appuntamento con gli agenti. L’appello del dirigente Zunino ai genitori: «Controllate sempre i vostri figli minonenni»

3 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. Per settimane l’ha tormentata con messaggi e telefonate. Sempre con lo stesso ricatto: pretendeva un rapporto sessuale, sostenendo di avere delle foto intime di lei e di essere pronto a farle girare nelle chat e a pubblicarle sui social. Ma il caso (o forse no), ha voluto che lo smartphone della sedicenne finisse nelle mani del padre. Che, visti i messaggi, ha resistito alla tentazione di farsi giustizia da solo e ha accompagnato la figlia nel posto giusto: il commissariato di polizia. Dove è stata preparata la trappola per il ragazzino, coetaneo della vittima, che all’appuntamento ha trovato (anche) gli agenti. Fine dell’incubo per lei e denuncia per tentata estorsione per lui.

I coinvolti nella vicenda sono due studenti che frequentano lo stesso istituto superiore dell’Empolese Valdelsa e il ricatto è andato avanti per settimane, attraverso messaggi quotidiani espliciti, pieni di volgarità, che hanno caricato di angoscia le giornate della studentessa, oppressa dalle richieste costanti di un coetaneo che aveva conosciuto a scuola, e che ossessionato da lei, prigioniera di una situazione senza una via di fuga apparente. Che però, invece, c’era. E gliel’ha mostrata suo padre. Insieme, hanno raccontato tutto ai poliziotti di piazza Gramsci, guidati dal dirigente Francesco Zunino. E hanno messo a punto il piano per “liberarla”: «Dagli un appuntamento», le hanno suggerito. E lui si è presentato, convinto di essere riuscito a convincerla. Effettivamente ha trovato la ragazza, ma quando si è avvicinato, sono spuntati anche gli agenti. Che l’hanno bloccato e gli hanno sequestrato il cellulare: tutto vero, quei messaggi, partivano proprio dallo smartphone di lui.

Di fronte a una vicenda decisamente preoccupante, che per fortuna ha avuto un lieto fine, è lo stesso Zunino a rivolgere un appello ai genitori: «Rendiamo pubblica questa storia affinché serva come monito per tutti. Certe cose non accadono soltanto in luoghi lontani e in contesti degradati. Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che non possa accadere anche ai nostri figli, nell’Empolese Valdelsa». Ed è per questo che è fondamentale il ruolo dei genitori: «Il padre della ragazza, quando ha capito la situazione, l’ha aiutata, evitando di fare la cosa sbagliata, facendosi giustizia da solo. Insieme hanno superato l’imbarazzo e si sono presentati qui, raccontandoci tutto».

E la polizia ha restituito la serenità alla sedicenne, presentando il conto a colui che lo ricattava: «In questa vicenda emerge chiaramente la differenza tra una famiglia presente e un’altra che non lo è. Da padre – conclude il dirigente del commissariato di Empoli – mi sento di rivolgere questo appello ai genitori: tenere d’occhio i propri figli minorenni, anche nell’utilizzo dei telefoni e dei social network, può essere determinante. Questa ragazza si era ritrovata in una situazione complicata e soltanto l’intervento, nel modo giusto, di un genitore, le ha permesso di cavarsela». 

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web