Gioco
La vincitrice di Pechino Express: «Essere una toscanaccia mi ha aiutato»
La conduttrice empolese Patrizia Rossetti ha trionfato nel reality in Africa: «È stata una prova tosta e non posso dimenticare gli occhi dei bambini nei villaggi»
EMPOLI. «Non pensavo che fosse così dura, è stata una prova tosta anche perché non mi piace correre o litigare con gli altri. Ma alla fine anche il mio essere toscanaccia e un po’ maschiaccio mi ha aiutato». Patrizia Rossetti è reduce dalla vittoria del reality “Pechino Express”, su Rai 2 in Africa, con un’altra Signora della tv, Maria Teresa Ruta. E si gode un bel momento di popolarità : domenica 25 novembre la conduttrice è tornata proprio nella sua città, allo stadio Castellani, come inviata della trasmissione “Quelli che il calcio” per la partita vinta dagli azzurri contro l'Atalanta (3-2). Anche se vive a Milano da quando aveva 23 anni, Empoli è sempre nel suo cuore: qui vive ancora suo padre Rolando e a Montaione, dove è nata, ci sono ancora il suo cugino Giancarlo e una zia. Ed è proprio grazie a una televisione empolese, che ora non c’è più, che Patrizia Rossetti venne baciata dalla fortuna. «Facevo la segretaria per un’azienda di import-export - racconta - e per divertimento la sera andavo a leggere il telegiornale ad Antenna 5. Una sera passò un agente che cercava una valletta per Sanremo, volevano una ragazza normale. E io vinsi quel concorso per la mia semplicità e il mio sorriso». E da quel momento tutto è cominciato. Un carriera lunga 40 anni: « Ho ricevuto molto da questo lavoro - spiega -sono partita dalla Rai, ho lavoratoper Mediaset e ora, accettando di partecipare a Pechino express , è stato come realizzare un cerchio». «Attraverso la partecipazione al reality volevo comunque portare una mia impronta - aggiunge - il mio modo di essere valorizzando aspetti che poi si sono rilevati importanti per la vittoria, la calma e la riflessione». . Ma Patrizia Rossetti confessa anche di esser stata messa alla prova: «Ho fatto cose che non avrei mai pensato di poter fare come l’autostop oppure chiedere ospitalità per dormire, chiedere di poter mangiare. Con giornate che non finivano mai. Perché poi la mattina dopo si doveva ripartire con prove importanti e così è stato per 35 giorni».
Più di un mese, però, in cui la conduttrice è stata estremamente gratificata dalle persone che ha trovato in quei luoghi: «I bambini in particolare - dice - i loro occhi, così luminosi , nell’assoluta povertà. E mi è piaciuto il fatto che la nostra vincita vada in beneficenza». E dopo ? «Non so cosa ci sarà nel mio futuro, se ci sarà qualcosa ancora bene, altrimenti va bene lo stesso non sono malata di telecamera. Sto bene anche con mio marito e la mia cagnolina».
E quando pensa a qualcosa non pensa per forza a qualcosa di grande perché dice: «Mi piace fare anche le telepromozioni perché, come diceva Pippo Baudo, un conduttore deve essere a 360 gradi e saper trattare nella stessa maniera un operaio come Richard Gere». —
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