Il dolore
Vello d’oro, la Procura ha chiuso le indagini
La magistratura fiorentina aveva portato alla luce un giro di usura e riciclaggio su cui si allungava l’ombra della ’ndrangheta
VINCI
La Procura di Firenze ha chiuso le indagini relative a Vello d’oro, inchiesta che coinvolge e in qualche modo mette in relazione Calabria e Toscana dopo che è stato portato alla luce un presunto giro di usura nel comprensorio del Cuoio e nell'Empolese.
Le ipotesi di reato contestate a vario titolo agli indagati sono associazione a delinquere, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio. Ad alcuni è stata contestata anche l'aggravante del metodo mafioso.
L'indagine ha preso spunto da una denuncia per usura presentata nei confronti di un imprenditore calabrese trapiantato a Vinci il quale, a fronte di un prestito di 30mila euro, avrebbe preteso la restituzione, il giorno dopo, di 35mila euro, con un tasso d'interesse del 6mila per cento su base annua. Dall'inchiesta sarebbe emerso un sodalizio criminale composto da membri delle famiglie calabresi Nirta e Barbaro.
Una rete di società cartiere, con sede anche all'estero, sarebbe stata costituita per coprire, attraverso fatture false e movimentazioni fittizie, ingenti movimenti di denaro provenienti da attività illecite, come lo spaccio di droga. Queste società, secondo l'accusa, sarebbero state il mezzo con cui erogare prestiti a imprenditori in difficoltà del settore conciario: prestiti mascherati da acquisti di pellame utilizzati a loro volta dagli imprenditori per pagare lavoro nero e al tempo stesso abbattere, attraverso le false fatturazioni, gli utili delle aziende, scaricando sull'Erario il costo del finanziamento illecito ottenuto.
Il gip di Firenze, Paola Belsito, all’esito del lavoro della Dda, aveva anche disposto il sequestro preventivo di alcune società, di cui sette con sede all’estero, e sospettate di essere controllate dalla ‘ndrangheta, insieme a numerosi conti correnti bancari.
Tra gli indagati c’è Giuseppe Nirta, classe 1976, di Bianco (Reggio Calabria). Con Antonio Scimone, classe 1975, di Bianco, Cosma Damiano Stellitano, classe 1965, domiciliato a Vinci, e Nirta, sono stati coinvolti nelle indagini Antonio Barbaro, classe 1973, di Cosenza, Andrea Iavazzo (1953, fucecchiese residente a Pistoia), Maurizio Sabatini (1960, di Santa Croce), Lina Filomena Lovisi (1985, Santa Croce) e Giovanni Lovisi (1954, Santa Croce), Mario Lovisi (1964, Castelfranco di Sotto), Francesco Lovisi (1959, Fucecchio), Nadia Carresi (1961, Santa Croce), Marco Lami (1959, Santa Croce) Alessandro Bertelli (1972, Fucecchio), Filippo Bertelli (1969, Empoli). —
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