Gioco
Morto a cinquant’anni, comunità si mobilita per aiutare. La famiglia: «Grazie di cuore»
A Cerreto commercianti, contrade e società al fianco dei Benvenuti. La moglie: «Questa solidarietà conferma il valore di Andrea»
CERRETO GUIDI. Tiene in mano la foto del marito, la stringe con l’affetto di chi sa di non poterlo più abbracciare. Michela e Andrea, insieme ai loro tre figli, componevano la classica famiglia per bene, fatta di gente comune che lavora e si fa il mazzo per pagare tutto e togliersi qualche piccolo sfizio.
Poi il dramma, l’evento che spezza l’armonia di un nucleo familiare: Andrea – il papà – il 22 ottobre si sente male al palazzetto di Cerreto Guidi mentre sta assistendo alla partita della figlia più piccola.
Paura e ansia che diventano disperazione, perché né il defibrillatore né il personale del 118 riescono a salvarlo da una morte prematura, a cinquant’anni, con una vita ancora davanti e una grande passione per lo sport e per il calcio in particolare. Andrea Benvenuti se n’è andato così, all’improvviso.
E come tutte le morti improvvise non si arriva mai preparati: il mondo ti cade addosso, il cielo diventa nero e la vita futura si trasforma in un grandissimo punto interrogativo. Perché Andrea, come racconta la moglie Michela Sabatini «era il nostro punto di riferimento, tutti ruotavamo attorno a lui».
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Ma il cielo, anche se diventa nero e tenebroso, nasconde sempre il sole. Un sole fatto di affetto, di vicinanza di tutta una comunità – quella cerretese – che si è stretta a Michela e ai suoi tre figli. Tanto da spingere la donna – che fa la parrucchiera – a sentire l’esigenza di ringraziare pubblicamente tutti coloro che la stanno facendo sentire meno sola.
«Tutte le società calcistiche in cui Andrea ha giocato o allenato, la squadra di pallavolo di mia figlia, le contrade del Palio, i commercianti di Cerreto, i colleghi di lavoro e tantissima gente che io nemmeno conoscevo da allora non ci hanno mai lasciati soli. Si danno da fare per noi, cercano di darmi e darci una mano. Io sapevo che Andrea era una brava persona, ma questa solidarietà me lo dimostra una volta di più. E sicuramente il nostro Andrea ci sta guardando e aiutando anche da lassù».
Nel frattempo sono partite delle raccolte fondi a Cerreto Guidi, mentre sabato 29 dicembre allo stadio di Lamporecchio si terrà una partita di calcio in ricordo di Andrea, che vedrà di fronte la Meridien di Larciano (dove Andrea allenava i portieri) e la Lampo, dove gioca uno dei figli di Andrea e Michela. Il ricavato dell’iniziativa andrà alla famiglia, che poi lo utilizzerà come meglio crede.
Certo, niente e nessuno restituirà Andrea ai suoi cari, però è umanamente importante (e consolante) che nel momento del dolore più lancinante si possa sentire un calore che ti faccia sembrare il mondo meno brutto e buio. Perché questa storia lascia anche un altro importante insegnamento, che emerge dalle parole della vedova: «Ripartire è difficile, ma disperarsi non serve. Io cerco di far sembrare tutto normale, tutto come prima, anche se non lo è. La vita della mia famiglia deve ripartire e troveremo il mondo per farlo. Certo, sentire un calore di questo tipo da così tante persone – sottolinea Michela – è qualcosa di bello all’interno del dramma che stiamo vivendo».
Il premio Nobel per la pace Adolfo Maria Pérez Esquivel disse che “La grande ricchezza dell’umanità sta nella solidarietà”. Aveva ragione. E la storia di Andrea, Michela e dei loro tre figli lo dimostra una volta di più. ––
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