Il Tirreno

Empoli

lavoro in crisi  

Chiuso un calzaturificio, 12 dipendenti rimasti senza stipendi e aiuti

Nilo Di Modica
Il capannone dell'azienda a Fucecchio
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Il capannone dell'azienda a Fucecchio

È fallita l’azienda che aveva rilevato il noto marchio Sax, c’è un compratore che deve però regolarizzare la posizione  

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FUCECCHIO. «Dovremmo stare mesi sospesi ad aspettare che l'azienda si decida, senza stipendio? Nel frattempo come dovremmo campare?». Cadono ancora nel vuoto le legittime domande dei lavoratori del calzaturificio Base, azienda che ha rilevato il marchio Sax, da giorni in attesa di conoscere il loro destino. Dopo l’arrivo del curatore fallimentare, giunto in viale Colombo con i carabinieri impugnando un decreto firmato dal giudice del tribunale fallimentare di Firenze, per mettere i sigilli allo stabilimento (dove campeggia ancora il vecchio marchio Sax) e alle macchine, una nuova lettera arrivata giorni fa ai 12 lavoratori sospesi prolunga di fatto la situazione di stallo.

Un limbo nel quale i dipendenti non sono di fatto né licenziati, né attivi: senza stipendio e senza la possibilità di usufruire di ammortizzatori. La vertenza, seguita dalla Cgil di zona, trova origine da un fallimento ma avrebbe seguito un iter anomalo: a detta del curatore il capannone e le macchine sono state poste sotto sequestro perché la ditta alla quale è stato affittato il ramo d'azienda dopo il fallimento della Base, non avrebbe pagato l'affitto. I lavoratori in pratica sarebbero tornati in capo ad una ditta in fallimento, da qui la sospensione in attesa di sviluppi. Intanto nel capannone sono rimasti a lavorare i dipendenti dell'altra società che condivideva gli spazi lavorativi e parte del ciclo produttivo prima con la Base e poi con l’altra subentrata.Per loro almeno sembra che al momento non ci siano problemi: sono un’altra decina di unità lavorative. «Quello che stiamo cercando di capire è come mai è stata presa la decisione di non provare nemmeno a dare continuità al lavoro – dicono dalla Cgil – In questi casi spesso la vertenza si risolve rimettendo su piazza il ramo d'azienda cercando un nuovo titolare».

Fin qui apparentemente tutto chiaro, ma la vicenda si complica quando chiediamo ai lavoratori chi sono i proprietari della nuova società. «Noi non lo sappiamo – dicono – abbiamo solo notato che dallo scorso maggio le buste paga avevano cambiato ragione sociale». «Abbiamo chiesto le visure – dicono dalla Cgil – attendiamo per capire chi c'è dietro a questa società». Intanto però, al momento, non c'è molto da fare fino a quando non si capirà meglio cosa è accaduto. «Una timida speranza – dicono dalla Cgil – c'è, ovvero che la nuova società regolarizzi la sua posizione in pochi giorni, pagando l'affitto e la produzione possa ripartire».

Intanto alcuni lavoratori testimoniano che nei mesi scorsi l’azienda ha fatto consumare ai dipendenti tutte le ferie disponibili. Nel frattempo si sono rincorse voci circa un ipotetico compratore. «Dicono che ci sarebbe un altro compratore e che l'unico valore aggiunto saremmo noi, quindi loro comprerebbero soprattutto noi – racconta un lavoratore. – A parte l'aggettivo “comprare” che non piace a nessuno, c'è il problema che l'attuale sede costa troppo, quindi stanno cercando un altro capannone, con tempi tecnici che sarebbero di qualche mese».

Situazione insostenibile alla quale la Cgil potrebbe mettere fine chiedendo al giudice la concessione del licenziamento per giusta causa, che a quel punto consentirebbe l'entrata nel regime Naspi.

«Se arriveranno soluzioni occupazionali più in là sarà un bene – dicono dal sindacato. – Ma intanto non si lasciano i lavoratori per mesi senza soldi». —

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di Redazione web