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il rilancio 

La Cgil: «Ci vuole un confronto per uscire dall’attuale torpore»

Il coordinatore: «Si fa fatica  a gestire il presente e  ad immaginare il futuro, ecco perché abbiamo sottoscritto  un patto territoriale»   

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EMPOLI

L'Empolese Valdelsa «ha la necessità e l'urgenza di uscire dal torpore che una ancora buona qualità di vita determina e di analizzare, produrre idee e proporre una visione di futuro e le azioni per innescarla».

Lo afferma Paolo Aglietti, coordinatore della Cgil dell’Empolese Valdelsa. Per questo, continua «Cgil, Cisl, Uil e Confindustria hanno presentato il 19 luglio scorso un Patto territoriale come una proposta aperta, che si spera utile ad attivare un confronto positivo con le altre rappresentanze d'impresa, con le associazioni, con le istituzioni. Soprattutto si spera che questo possa rappresentare l'avvio di una fase diversa nella quale l'autosufficienza, l'irrilevanza dei corpi sociali intermedi, l'inutile perdita di tempo del confronto sia realmente accantonata. Se ciò si verificasse realmente si ritiene che nessuno possa sottrarsi al confronto di merito sulle questioni. Quindi, fermo restando gli impegni sottoscritti tra le parti, si auspica che al rientro dal periodo feriale venga individuata una sede appropriata dove poter sviluppare un confronto in grado di produrre risultati».

Negli anni passati, con la costituzione del Circondario, secondo la Cgil, questo territorio era stato capace di realizzare un vero salto istituzionale per affrontare in termini unitari la programmazione e gli investimenti necessari. «D’altra parte, fin dalla prima fase della costituzione dell’Unione l’analisi ed il confronto fra tutte le forze politiche aveva prodotto delibere sulla riorganizzazione degli assetti istituzionali anche attraverso fusioni di comuni - va avanti Aglietti - Oggi notiamo, per essere benevoli, un affaticamento, una difficoltà a gestire il presente ed immaginare il futuro. L'Unione rischia di essere vista come un problema più che una risorsa; la gestione associata della polizia municipale rappresenta un problema ed una vertenza ancora aperta e non se ne esce né con le battute facili e neppure scaricando ad altri le proprie responsabilità; la gestione associata delle politiche sociali necessita di competenze e scelte politiche chiare e condivise sul futuro delle strutture socio sanitarie esistenti e sulle nuove per favorire una piena inclusione ed integrazione sociale, sviluppo dell'autonomia anche rispetto al “dopo di noi”, social housing.D'altra parte la costituzione della nuova Società della salute con i cinque Comuni del Valdarno dovrebbe rispondere ad una diffusione più capillare e meno a macchia di leopardo delle Case della salute, ad un rafforzamento della medicina territoriale e domiciliare, ad una diffusione e pervasività dei servizi assistenziali di base». E conclude: «Ormai siamo all'ultimo anno di governo locale prima della nuova campagna elettorale, una fase delicata ed importante per chiudere una fase ed aprirne una successiva; questo implica grande attenzione, disponibilità e responsabilità da parte di tutti gli attori politici in campo. Rivendicando l’assoluta autonomia della mia organizzazione, altrettanto chiaramente affermo che questa non implica né significa indifferenza. Anche per questo abbiamo contribuito attivamente e positivamente alla definizione del Patto». —

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