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«I volontari sono incuranti della stanchezza e della paura» - Foto

Lucia Aterini
L’intervento delle Misericordie sul luogo dove martedì scorso è crollato il ponte Morandi
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L’intervento delle Misericordie sul luogo dove martedì scorso è crollato il ponte Morandi

In una scena da apocalisse, l'empolese Alessandro Mammoli della Misericordia racconta quello che ha vissuto a Genova tra il viadotto crollato e il centro sfollati  

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EMPOLI. L’apocalisse di un viadotto sbriciolato e venuto giù da novanta metri di altezza, i sacchi con i cadaveri delle vittime, il dolore e lo smarrimento delle famiglie che abitano sotto l’opera crollata per duecento metri e che sono state fatte evacuare. Alessandro Mammoli, 31 anni, di Empoli, volontario della Misericordia di Empoli e dell’Area emergenza della Confederazione delle Misericordie è stato inviato a Genova in aiuto della confraternita locale. Oltre a tutto quello che ha visto e sentito nella sua missione, non può non annoverare tra le cose che si porterà sempre nel cuore anche lo spirito di altri ragazzi come lui, volontari impegnati nei soccorsi per il viadotto crollato, che stanno andando avanti senza sosta e senza risparmio. «Ragazzi che in silenzio, con passione e professionalità hanno lavorato sullo scenario principale fin dai primi momenti - racconta il volontario empolese - Non curanti dei loro sentimenti, della paura e dell’ansia, hanno continuato il loro servizio. E alle domande “Ragazzi come va? Siete stanchi? Avete bisogno? ...Una semplice risposta: sì siamo stanchi ma non ci fermiamo!»

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Il 14 agosto Alessandro Mammoli, che è un impiegato, era in ferie ma alle 15 era già a Genova con un altro volontario di Prato, Cristiano Salvini, con un fuoristrada attrezzato, per dare aiuto al governatore della Misericordia di Genova. Prima i due toscani hanno fatto tappa nella sede della confraternita del capoluogo ligure. E verso le 16 erano poco lontano dal viadotto, su una strada laterale, pronti a prestare opera di soccorso . «Davanti a noi c’era una scena da apocalisse - racconta ancora provato Mammoli - e con il governatore siamo entrati nell’area di emergenza e ci siamo predisposti per i soccorsi (con il caschetto e gli indumenti adeguati ndr) » . Purtroppo, però, in breve hanno scoperto che la loro opera non era necessaria perché non c’erano più persone ferite. «In circa mezz’ora che eravamo lì -spiega - abbiamo visto calare con la gru dei vigili del fuoco e le barelle cinque sacchi di persone decedute».

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Mammoli e Salvini sono andati poi al posto medico avanzato, sempre a poca distanza dal luogo della tragedia. E qui hanno visto «confratelli che non si erano fatti prendere dal panico - racconta Mammoli - e che nonostante la stanchezza continuovano nella loro opera». I due toscani sono stati poi impiegati nelle operazioni di assistenza e accoglienza degli sfollati. «Le persone che vivono sotto il viadotto - racconta Alessandro Mammoli - sono state sistemate in un centro del Comune dove sono state allestite brande e il necessario per alcune centinaia di persone. Compreso il reperimento di quello che era per loro indispensabile, come per esempio le medicine che non avevano preso uscendo da casa.

I racconti che ha udito Mammoli erano sconvolgenti. «Una coppia di circa 70 anni che vive a 50 metri dal viadotto - spiega - ha raccontato al capo dipartimento della protezione civile Angelo Borrelli che avevano sentito un boato ma soprattutto la casa aveva subito una scossa come se ci fosse stato un forte terremoto. E che poi, all’inizio, non riuscivano neppure a capire cosa fosse accaduto perché pioveva a dirotto».E , infine, dopo quasi tutta la notte trascorsa nel centro sfollati, la mattina alle 4, dopo 13 ore di intervento, hanno fatto rientro a Empoli e Prato. 
 

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