Il Tirreno

Empoli

solidarietà

Colletta tra medici e associazioni per riportarlo a casa, ma muore in ospedale

Marco Sabia
La dottoressa Francesca Dainelli (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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La dottoressa Francesca Dainelli (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Mobilitazione a Empoli per esaudire il desiderio di sua madre che vive in Marocco. I soldi utilizzati per i biglietti aerei dei familiari

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EMPOLI. Quando sei medico – o infermiere – impari col tempo a convivere con la morte, a vederla come un passaggio inevitabile della vita. Non più quel tabù che è diventata per la società moderna, dove si pensa di essere invincibili salvo poi capire che non è così, dinanzi al potere mortale della malattia. Ma a questo potere – oltre che con la scienza – si può controbattere con l’altruismo, la solidarietà e l’amore. Perché, anche se la morte vince, è la solidarietà che ti fa guadagnare l’onore delle armi, come si concede agli eserciti capaci della resistenza più pugnace.

A Medicina 2, reparto del San Giuseppe di Empoli, lo sanno bene: c’è un reparto fatto di professionisti, che però vanno anche oltre il loro lavoro; ci sono le cure per il corpo e ci sono quelle per l’anima. Nel reparto empolese c’è un 52enne di Santa Croce, marocchino, malato terminale. Un uomo con una bella famiglia: una moglie e cinque figli. Il suo ultimo desiderio è tornare nella sua terra, il Marocco, che lo accoglierà per sempre, per la vita che va oltre quella terrena. Non è la prima volta che a Empoli un reparto si mobilita per esaudire desideri di questo tipo, anche grazie ad associazioni di volontariato e di frange della società civile locale. La Misericordia di Empoli, ad esempio, mette gratuitamente a disposizione un pulmino da 7 posti, per consentire a tutta la famiglia di arrivare all’aeroporto di Bologna.

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Ma per arrivare in Marocco servono l’aereo e – soprattutto – 7 biglietti, per circa 2200 euro: gli operatori del reparto si sono “autotassati”, come altre volte, aggiungendo circa 1200 euro a quelli raccolti dalla famiglia, dalla parrocchia di Vinci e da Sant’Amato a Tavola. I volontari della Misericordia partiranno col pulmino il 15 agosto, in una giornata tradizionalmente festiva. All’inizio il volo era stato fissato per il 28 agosto ma purtroppo la malattia corre più veloce anche della speranza, così è stato necessario anticiparlo di 13 giorni. Ma non è basato nemmeno questo, perché l’uomo è morto lunedì 13. Non sono bastate le cure della dottoressa Francesca Danielli a far sì che arrivasse all’appuntamento col suo ultimo viaggio. Ma, nonostante lo sfortunato epilogo, rimane una grande solidarietà di fondo: «Ce n’’è stata tanta in questa storia – racconta la il medico - dalla famiglia a noi del reparto fino alle associazioni che ci hanno aiutato. Alla fine quando vedi qualcuno star male pensi a cosa fare per aiutarlo o per far sì che le sue volontà vengano rispettate. Ci dispiace tanto non aver esaudito questo desiderio, ma le condizioni del paziente si sono aggravate velocemente e hanno portato al decesso».

Era stata la mamma a chiedere di vederlo vivo per l’ultima volta ma la malattia ha voluto metterci un ultimo pizzico di crudeltà, come se non bastasse strappare un padre ai suoi 5 figli, un marito alla moglie e un figlio alla madre. I soldi raccolti verranno comunque usati per i biglietti, anche se i familiari e la salma dell’uomo rientreranno in patria in momenti separati: il giorno di Ferragosto i parenti, lunedì 20 il feretro del 52enne. E la Misericordia allo stesso modo accompagnerà gratuitamente moglie e figli col pulmino all’aeroporto bolognese. C’è anche una poesia di Emily Dickinson che con parole dolci e vivide potrebbe descrivere questa vicenda che più umana non si può: «Se potrò impedire a un cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano. Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido, non avrò vissuto invano».

Ecco tutte le persone che hanno provato ad aiutare quest’uomo, potranno dire di non aver vissuto invano. Persone accomunate da un senso di rispetto, solidarietà e altruismo. C’è una frase che recita “Non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta”. Hanno lottato per il miracolo, che non c’è stato. Ma il cuore di queste persone rimane più grande di ogni sofferenza, tanto da avvolgere chi ha lasciato questa terra troppo presto. –
 

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di Redazione web