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Empoli

la tragedia in indonesia  

«Una notte tra scosse e il rischio tsunami»

LUCIA ATERINI
«Una notte tra scosse e il rischio tsunami»

Due fidanzati in vacanza vicino a Lombok raccontano la paura dopo il terremoto e l’odissea per arrivare a Bali

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EMPOLI

Completamente al buio per una notte con continue scosse e crolli di case. In una piazzetta all’aperto, lontano dalle costruzioni, temendo che dopo il terremoto potesse arrivare anche uno tsunami. Questo è il racconto di una coppia in vacanza vicino a Lombok, in Indonesia, dove ci sono stati circa 150 morti per il terremoto di magnitudo 7 avvenuto domenica. Sono Elia Rinaldi, 30 anni, di Empoli ed Irene Lari, 25, di Montelupo. Che ieri, tra l’altro, ha festeggiato il suo compleanno a Bali, dove sono riusciti ad arrivare lunedì dopo un’odissea di oltre 24 ore.«Ci trovavamo nell’isola di Gili Meno, vicino a Lombok - racconta Elia - quando c’è stata la scossa, eravamo tornati da poco dopo aver cenato fuori.Tutta la nostra casa si è mossa, noi siamo fuggiti da una finestra e, insieme agli altri turisti, siamo andati in una piazzetta senza alberi». «Qui siamo rimasti tutta la notte - continua Elia - al buio e con il timore che arrivasse uno tsunami perché l’isola è piccolissima. Abbiamo continuato a sentire scosse per ore, erano edifici che crollavano e all’inizio addirittura pensavamo che fossero onde anomale. Gli abitanti del luogo pregavano fino a quando verso le sei della mattina se ne sono andati. A questo punto, sia noi che gli altri turisti siamo rientrati nelle case per prendere le valigie e siamo andati al porto dove c’erano delle barche di legno, lunghe circa dieci metri, dall’aspetto abbastanza precario». Ma questi erano gli unici mezzi per lasciare Gili Meno e quindi hanno fatto la traversata verso Lombok . Una volta sull’isola, durata una ventina di minuti, hanno visto morti, persone che cercavano feriti e macerie ovunque.

«Abbiamo preso un van con un autista per attraversare Lombok e raggiungere un porto dove prendere un traghetto per Bali - racconta ancora Elia - attraversando l’isola abbiamo visto villaggi completamente distrutti, la strada franata in più punti. E sempre avevamo il timore che potesse arrivare un’altra scossa. Al porto c’era una fila lunghissima, sia di popolazione locale che di turisti, e abbiamo atteso per ore prima di salire sul traghetto».

«Poi altre due ore le abbiamo attese per attraccare al porto di Bali - racconta ancora - perché c’era stato un black out». Infine, dopo oltre 24 ore dalla scossa, l’arrivo a Bali. «Qui la situazione è tranquilla - conclude - e cerchiamo di distrarci per non pensare a quella terribile notte». —

LUCIA ATERINI

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