Gioco
Prima il pic-nic, poi le svastiche: incastrati «L’abbiamo fatto per noia, ci dispiace»
Denunciati tre ventinovenni per il raid nazifascista, il commissario: «Emulazione e ignoranza, nessuna emergenza»
empoli
C’è chi alle soglie dei trent’anni, per sfidare la noia, va a fare un pic-nic nel parco (accanto a un circolo Arci) insieme a due amici portandosi anche una bomboletta spray. Mangia, beve e poi (mentre gli altri due lo osservano senza muovere un dito per fermarlo) imbratta giochi per bambini, cassonetti per l’immondizia e prefabbricati con svastiche, scritte inneggianti al duce e a Hitler. Tutto questo «per fare una goliardata». Una «sciocchezza» come l’hanno definita i protagonisti (che si sono detti anche «dispiaciuti»), fingendo quasi di non conoscere (e se così fosse sarebbe altrettanto grave) il significato di quei simboli e di averli scelti a caso, tanto per dare sfogo all’estro artistico. Ignorando completamente la gravità di un gesto compiuto in una frazione (Brusciana) della capitale morale dell’antifascismo e medaglia d’oro al merito civile per la Resistenza.
È la versione dei tre ventinovenni, tutti italiani, con un lavoro e residenti nell’Empolese, denunciati dalla polizia per danneggiamento aggravato e per la violazione dell’art. 3 della legge 654/75 che punisce l’incitamento all’odio razziale. Gli uomini del commissariato di Empoli hanno impiegato meno di 24 ore per individuarli, andarli a prendere nelle rispettive abitazioni e portarli in commissariato per formalizzare le denunce. Decisive, ai fini delle indagini, anche le testimonianze: qualcuno aveva visto i tre nel parco, intorno alle 13.30, e poi li aveva visti allontanare a bordo di un furgone.
Gli agenti sono riusciti, anche in base alla descrizione dei tre soggetti, a risalire alle identità, anche perché sono già tutti noti alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio. «Proprio perché li conosciamo – ha spiegato il commissario Danilo Di Stefano, che ha illustrato l’esito delle indagini insieme alla vicequestore Alessandra Gemma – possiamo escludere che siano legati a organizzazioni di estrema destra». Perché d’altra parte il pensiero viene in automatico rimettendo in fila gli episodi che si sono verificati in questo ultimo anno: la svastica sulla lapide dedicata ai deportati della vetreria Taddei; quella sulla lapide intitolata ad Aladino Bartoloni, ucciso dai nazisti a Castelfiorentino; e poi l’altra, accompagnata da due proiettili, inviata alla sindaca Brenda Barnini. «Non siamo preoccupati», ribadisce Di Stefano: «Al massimo chi compie questi gesti può essere spinto anche dallo spirito emulativo, oltre che dall’ignoranza. Però non siamo di fronte a una recrudescenza. Siamo consapevoli che l’episodio aveva creato grande preoccupazione in questo senso e siamo soddisfatti di aver individuato i responsabili in tempi brevissimi, in modo da stoppare sul nascere le illazioni. Gli accertamenti ci hanno permesso di escludere che si sia trattato di un atto politico». In casa dell’imbrattatore è stata trovata anche la bomboletta spray utilizzata per il raid. Lui e i suoi due compagni di pic-nic, hanno assicurato di aver agito «tanto per fare qualcosa di diverso». Ed è arrivato anche il pentimento collettivo con un triplice «mi dispiace». –
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