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Lezione dei giovani sulla lapide di Dina: «Dobbiamo educare chi ignora la storia»

MARCO SABIA
Lezione dei giovani sulla lapide di Dina: «Dobbiamo educare chi ignora la storia»

La staffetta fu uccisa dai nazisti insieme al marito Alla commemorazione i ragazzi di “Fucecchio è libera”

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FUCECCHIO

Faceva la staffetta per i partigiani, quando anche girare in bicicletta poteva portare alla morte. Ma Dina Boncristiani, nata a Fucecchio il 14 aprile 1907, lo faceva comunque, pur sapendo quanto rischiava. E infatti, insieme al marito di Scarperia Pietro Stefanini, venne fucilata dai tedeschi. A Dina oggi è intitolata una piazza di Fucecchio, dove trova anche spazio “Largo Giuseppe e Nedo Nencioni”, dedicato a due internati nei campi nazisti.

Per la prima volta, dei ragazzi di Fucecchio sono andati ad omaggiare la memoria di Dino (e di Pietro), recandosi alla lapide (a Panzalla di Greve in Chianti) che ricorda la loro morte, avvenuta il 2 agosto 1944, 36 anni prima della strage alla stazione di Bologna. Insieme a loro la vicesindaca del Comune di Fucecchio Emma Donnini, che “coordina” questi ragazzi, che si sono riuniti in gruppo e l’hanno chiamato “Fucecchio è libera”, partecipando alle cerimonie commemorative e promuovendo i valori dell’educazione civica.

Insieme ai tre ragazzi fucecchiesi (Linda Fondelli, Chiara Ciomei, Roberto Squarcini), c’era anche Raffaello Terreni, nipote di Dina Boncristiani. Uno che, la storia di sua nonna, la conosce molto bene.

Tuttavia la vicenda di Dina e Pietro, nata dall’amore e finita in tragedia, non è molto nota. Forse perché, purtroppo, all’epoca non era cosa rara che gli occupanti tedeschi passassero per le armi partigiani e loro collaboratori, fatto sta che Dina, Pietro e il loro cane vennero barbaramente uccisi.

Dina è una staffetta della XIIbis brigata Garibaldi “Sinigaglia”, comandata da Angiolo Gracci, detto “Gracco”. Il suo nome di battaglia è “La marescialla”, in riferimento al lavoro del marito, che è maresciallo dei vigili urbani di Firenze. I due si sono sposati il 21 giugno 1941 e hanno messo su casa a Rifredi. Dina, nella sua opera di staffetta, è riuscita a fornire informazioni di carattere militare e ha portato medicinali, armi, coperte e ordini, rigorosamente imparati a mente. Il fratello Giuseppe è partigiano come lei e quel 2 agosto viene ferito ad una gamba durante un attacco. È proprio Dina a parlare al fratello di un carico di armi, poi “requisito” dai partigiani. I nazisti fanno così partire la caccia all’uomo e tramite una delazione arrivano a Dina e Pietro. Quando i tedeschi arrivano, provano a violentarla. Il marito reagisce impugnando la pistola d’ordinanza ma i tedeschi non gli danno il tempo di usarla e lo freddano, così come uccidono il cane, che ha cercato di difenderli. Sono le 11.30 del 2 agosto 1944, 21 giorni prima dell’Eccidio del Padule di Fucecchio. Siamo a Panzalla di Greve e su quello che accade a Dina le versioni sono discordanti: la più accreditata è che sia riuscita a scappare ma che poi sia stata catturata, per poi morire circa alle 16. 30, dopo ore terribili.

È il fratello Giuseppe a ritrovare i due corpi, composti nella canonica della chiesa di Panzalla. I ragazzi fucecchiesi – che potrebbero essere suoi bis nipoti – hanno colto l’occasione per far passare un messaggio contro l’odio: «Non crediamo che non ci siano soluzioni ai fatti brutti che accadono intorno a noi, come la distruzione a Ponte Buggianese dei cippi commemorativi dedicati alle vittime dell’eccidio del Padule di Fucecchio. Dobbiamo combattere l’ignoranza, spiegare in tutti i modi possibili la storia per dimostrare ciò che è accaduto poco tempo perché non si ripeta. Abbiamo scelto di stare vicino all’amministrazione per trovare nuovi linguaggi, nuove forme comunicative per spiegare, raccontare a tutti coloro che ignorano la storia cosa è accaduto in passato per riuscire a vivere in un paese democratico e libero».

Il sindaco di Greve in Chianti, Paolo Sottani, commosso ha voluto che fossero i ragazzi di Fucecchio a deporre la corona. —

MARCO SABIA

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