Gioco
Caporalato nel circondario è allarme, scatta la mappatura
Numero verde per raccogliere le segnalazioni. Longo (Cisl): «Anche nell’Empolese Valdelsa c’è chi lavora 12 ore per 30 euro anche a 35 gradi sotto il sole»
EMPOLI. La parola “caporalato”, fino a qualche anno fa, in Toscana non era nemmeno concepita. Ma oggi, quella Toscana isola felice, non esiste più. Il caporalato non è altro che la capacità del “caporale” di reperire manodopera a basso costo – svolgendo una mansione illegale – da impiegare nei lavori agricoli.
Il caporale tratta col “padrone” e poi trattiene per sé la parte pattuita. Agli sfruttati, invece, rimangono solo turni di lavoro massacranti, paghe in nero, zero dotazioni di sicurezza e la paura di denunciare quello che stanno vivendo.
La Cisl, a questo scopo, ha inaugurato un numero verde (800199100), per segnalare le condizioni di sfruttamento e illegalità nell’agroalimentare. Segnalazioni che, si potranno fare anche anonimamente.
E che saranno utilizzare per “mappare” lo status quo dell’agricoltura. Perché la terribile piaga del caporalato ha iniziato a innestarsi anche nell’Empolese Valdelsa, come racconta il delegato Cisl Nicola Longo: «Pensavamo che da noi questo problema non esistesse, ma non è così. Ci siamo accorti che anche sul nostro territorio il caporalato esiste, seppur non come in altre aree, anche vicine. Le imprese più colpite sono quelle medio-piccole, dove il sindacato non esiste. La maggior parte degli sfruttati è straniera e a volte vive in alloggi che nemmeno le bestie. Vengono prelevati al mattino con furgoncini o monovolume e poi portati a lavorare nei campi, per 10-12 ore. Questo a nero e senza le dovute dotazioni di sicurezza. Quando va bene racimolano 25-30 euro, per un mestiere massacrante, anche a 35 gradi sotto il sole. E se si fanno male, sono fatti loro».
Questo perché «c’è paura a perdere anche quei pochi soldi guadagnati in questa maniera, quindi si preferisce tacere». E in tutto questo il caporale guadagna anche di più dello sfruttato, non facendo praticamente nulla e lavorando sulla disperazione altrui, sorretto da un sistema evidentemente malavitoso. È una delle “distorsioni” più odiose del mondo del lavoro. Quindi anche nelle campagne dell’Empolese Valdelsa – come spiega il sindacalista – la piaga del caporalato si sta man mando diffondendo, in un territorio fino a qualche anno fa considerato “vergine” da questo punto di vista. E così facendo caporali e imprenditori danneggiano la stragrande maggioranza degli agricoltori onesti, che vengono “fregati” sul prezzo della manodopera (e su quello del prodotto finale). Dal 2016 in Italia c’è la legge 199, contro il caporalato: la norma permette l’utilizzo di strumenti che rafforzano le procedure di contrasto sia sul piano civile sia su quello penale. Si va dalla confisca dei patrimoni fino all’arresto obbligatorio nei casi di flagranza del reato. Una legge che – secondo Longo – funziona, anche se «servono maggiori controlli». —
M.S..
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