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via ai lavori 

Il tabernacolo del Trecento restaurato grazie al Rotary

G.P.
Il tabernacolo del Trecento restaurato grazie al Rotary

Le scorribande delle milizie veronesi non toccarono Cerreto e la popolazione decise di ringraziare la Madonna realizzando l’opera 

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cerreto guidi. Erano gli anni Trenta del Trecento quando le milizie di Mastino II della Scala, signore di Verona, puntarono dritte verso il territorio fiorentino per mettere a segno una serie di scorribande, scegliendo però di tenersi alla larga dalla mura e dalle porte di Cerreto. Il ricordo di quel pericolo scampato convinse la popolazione a realizzare un’opera di ringraziamento alla Vergine: una tabernacolo, raffigurante una Madonna con bambino, realizzato in arenaria intorno al 1336, sul muro del cosiddetto palazzo del Presidio, oggi di proprietà privata.

A distanza di quasi 700 anni, l’opera mostra tutti i segni del tempo, come dimostra la patina che ormai la ricopre interamente, alternando il colore naturale della pietra, nonché i distacchi e le abrasioni provocati dall’inquinamento atmosferico. Così, come succede per tante opere dell’immenso patrimonio italiano, anche la Madonna di Cerreto ha dovuto attendere il proprio mecenate: il Rotary club di Fucecchio-Santa Croce, infatti, ha deciso di farsi carico del restauro dell’edicola, restituendola al suo aspetto originario e all’identità dei cerretesi, attraverso un intervento partito già da questo lunedì scorso e destinato ad andare avanti fino ai primi di agosto.

Il progetto, presentato dal nuovo presidente del club, Alessandro Marconcini, durante una conviviale all’hotel Villa Sonnino di San Miniato, è stato affidato alla dottoressa Lidia Cinelli, restauratrice di grande esperienza in questo campo. Alla presentazione, oltre alla stessa Cinelli, sono intervenuti anche l’architetto Andrea Pianigiani che ha inoltrato la domanda di restauro alla Soprintendenza e il geometra Sandro Fanciullacci, amministratore del palazzo dove è ubicato il tabernacolo. Nella prima fase dei lavori saranno effettuate le necessarie indagini fotografiche, chimiche e stratigrafiche per individuare le zone più delicate e la natura dei depositi. A quel punto seguirà il consolidamento delle scaglie pericolanti, la pulitura di tutte le superfici e l’asportazione dei depositi, per poi passare alla definitiva stuccatura e sigillatura delle lesioni. —

G.P..

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