Il Tirreno

Empoli

Muore incinta a 42 anni, parla la sorella: «Dopo tanti tentativi stava per coronare il grande sogno di diventare mamma»

Andreas Quirici
Barbara Squillace con il marito Marco Pistolesi
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Barbara Squillace con il marito Marco Pistolesi

Il racconto della sorella di Barbara Squillace, morta all’ospedale per le complicazioni di una gravidanza alla quarta settimana

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EMPOLI. Gli occhi segnati dal pianto e dallo sconforto. «Aspettiamo e vediamo cosa dirà l’esame diagnostico». Debora Squillace è seduta su una panchina davanti all’ingresso delle sale del commiato all’ospedale San Giuseppe di Empoli.

La salma di sua sorella Barbara, 42 anni, è partita da poco per l’istituto di medicina legale di Pistoia dove oggi è in programma in riscontro diagnostico richiesto dall’Asl dopo la morte della donna avvenuta ieri mattina mentre si trovava ricoverata da sei giorni in ostetricia per problemi legati a una gravidanza di quattro settimane. «Lei e suo marito Marco volevano un figlio con tutte le loro forze – racconta Debora – Alla fine c’erano riusciti, ma poi Barbara ha cominciato a sentirsi male». La donna fa una lunga telefonata con una conoscente. Insieme a lei c’è un amico, ma poco dopo arrivano altri amici di famiglia e della sorella, compresa una collega di lavoro. «Era felicissima – dice quest’ultima – Finalmente era riuscita a coronare il suo sogno. Non si può morire così».

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Barbara era sposata con Marco Pistolesi dal 2014. La coppia viveva con Debora e sua figlia nella casa della famiglia Squillace a Spicchio, in via Buonarroti, insieme a mamma Grazia. Il babbo, Pasquale, è morto da 20 anni. «Siamo tornate a vivere nella casa dove siamo cresciute dopo anni di vite separate – riprende Debora – Quando Barbara ha saputo di essere rimasta incinta ha subito condiviso con noi questa notizia eccezionale. Era fatta così, entusiasta di tutto ciò che le accadeva».

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Un sogno spezzato quando, invece, s’incomincia a pianificare tutto e a sognare il cambiamento radicale che solo l’arrivo di un figlio è in grado di portare nell’esistenza di un babbo e una mamma. A guardare la palazzina a due piani di Spicchio, viene da pensare alla voglia di crescere la creatura in un luogo tranquillo. Vicino alle scuole pubbliche e a due passi dalla chiesa del paese. E dove il verde spunta un po’ ovunque. Marco e Barbara avevano pensato anche a questo mentre cercavano la chance di vivere una nuova vita. Non più in due, ma con una famiglia tutta loro, da alimentare giorno dopo giorno. Avevano provato più volte con la fecondazione assistita. L’ultima poche settimane fa.

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Poi quella notizia tanto attesa e il quasi contemporaneo inizio della tragedia. «Barbara aveva cominciato a sentirsi male fin da subito», dice ancora Debora Squillace con una calma che sembra lontana dall’orrore vissuto appena poche ore prima. C’era stato un viaggio al pronto soccorso che si era concluso con un ritorno a casa immediato. A questo era seguito un ricovero nel reparto di ostetrica il giorno successivo, da cui non è più uscita.

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«Nei giorni in ospedale – aggiunge Debora – si debilitava sempre più. Mercoledì sembrava essersi ripresa. Nonostante fosse dimagrita molto, dava l’impressione di aver riacquistato un po’ di colorito. Non avrei mai immaginato che potesse andare a finire così».

L’angoscia del perché Barbara sia morta non finirà oggi con l’esito dell’esame all’istituto di medicina legale a Pistoia. Il peso da portare per Debora è enorme. E non solo perché le è morta la sorella. C’è una mamma anziana da aiutare, ci saranno le pratiche burocratiche da seguire e una figlia da accudire. —


 

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