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Cresce la domanda di alloggi popolari «La burocrazia rallenta le risposte»

Marco Sabia
Cresce la domanda di alloggi popolari «La burocrazia rallenta le risposte»

Nel circondario sono seicento le persone in lista d’attesa Publicasa: «Intervenire prima di perdere il controllo»

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Nell’Empolese Valdelsa ci sono circa 600 persone in attesa di una casa popolare.

Un numero che si inserisce in un quadro nazionale non semplice, che evidenzia l’assenza di 700.000 alloggi. Nell’Empolese Valdelsa gli enti preposti (Comune, Unione e Publicasa) per adesso riescono a “governare il fenomeno”, ma come già sottolineato dal presidente di Publicasa Vincenzo Mollica “bisogna intervenire, prima di perdere il controllo”. Entro l’anno l’ente che gestisce gli alloggi metterà a disposizione circa 45 nuovi posti, tra Fucecchio, Certaldo e Gambassi. Si persegue il metodo delle ristrutturazioni, cercando di non creare “casermoni”, modello ritenuto perdente. Ma è chiaro come sia praticamente impossibile – almeno nelle condizioni attuali – colmare il gap che c’è tra la domanda di case popolari e l’offerta del pubblico.

A fine 2018 sarà pubblicata una nuova graduatoria, con criteri differenti. Anche perché l’Unione dei Comuni – che gestisce l’aspetto sociale – ha notato quanto sia rilevante la richiesta da parte dei ceti più anziani della popolazione. Negli anni sono stati modificati anche i criteri di assegnazione, diventando molto più stringenti. Anche sulle proprietà all’estero, per quanto riguarda i cittadini di origine straniera.

«Nel nostro territorio – spiega Mollica – per adesso riusciamo a governare il fenomeno. Però se guardo i numeri a livello nazionale penso che serva un “piano Marshall” per le case popolari, che sono una delle povertà del paese. Dato che finora siamo riusciti più o meno a gestire la situazione, è venuto il momento di cancellare alcuni aspetti burocratici e alcune storture che non fanno altro che allungare i tempi». Perché può accadere che passino anni prima che un avente diritto riesca ad ottenere l’alloggio. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: «Bisogna fare in modo di calibrare la nostra offerta: il fatto è che quando si danno le chiavi di casa, accade che vengano meno gli stimoli per uscire da quella condizione. E invece noi dobbiamo fare in modo di favorire una “turnazione”». Per costruire più case occorrono, infatti, maggiori finanziamenti, senza i quali le case non si possono realizzare. Per manutenere gli alloggi locati, occorrono risorse economiche e con i canoni di locazione attuali è impensabile di poterne sostenere il mantenimento. La gestione del sistema è divenuto qualcosa di impegnativo e di complesso sotto il profilo della trasparenza degli atti e del rapporto con gli inquilini. Gli edifici d’edilizia popolare, rispetto a quelli dell'edilizia privata, aggiungono condizioni e regole, senza il rispetto delle quali, tutto diventa fluttuante col rischio di divenire ingovernabile. La società che gestisce il progetto la realizzazione la manutenzione e i servizi, al momento della consegna ad opera dei Comuni, che rimangono proprietari degli alloggi, cerca di istruire gli inquilini, sulle responsabilità che accompagnano una consegna così importante e delicata, sulle regole che ne prescrivono il mantenimento o sui comportamenti nocivi che ne attivano la decadenza. Tutti aspetti che allargano il gap che già c’è nelle tempistiche di risposta degli enti pubblici, rispetto alla richiesta di nuovi alloggi.

L’Empolese Valdelsa, rispetto al panorama nazionale, per ora galleggia. Però, visto il continuo mutare della società e del modello di abitare, la domanda di alloggi è destinata a crescere. E a questo va trovata una risposta. —





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