Controlli sulle caldaie, novecento irregolari
In settanta casi sono state riscontrate situazioni di pericolo, per quanto riguarda il territorio empolese
EMPOLI. I controlli a tappeto sulle caldaie hanno fatto emergere quasi 900 impianti non a norma a Empoli, di cui settanta casi di pericolo per irregolarità gravi. Publies, società partecipata della Regione Toscana, dallo scorso anno è stata incaricata di effettuare le ispezioni sugli impianti termici nel comune capoluogo, l’unico nel circondario con popolazione superiore a 40mila abitanti. Nel 2017 i controlli sono stati un migliaio. Un’attività che si è fortemente intensificata a partire dall’inizio di quest’anno: da gennaio a maggio, infatti, i tecnici della società hanno svolto già 2.546 verifiche con esiti in alcuni casi preoccupanti. Cioè oltre un terzo delle caldaie passate al setaccio sono risultate essere non a norma.
Il grosso dei casi riguarda irregolarità meno gravi, per le quali sono stati concessi 90 giorni per mettersi in regola. Ma sono emerse anche irregolarità più gravi in 70 impianti: sistema di areazione mancante, scarico dei fumi all’interno dell’abitazione, oltre a dispositivi e componenti vecchi e pericolosi. In questo caso la diffida da parte di Publies è stata immediata.
«Abbiamo ricevuto l’incarico da parte della Regione lo scorso anno – spiega Stefano Chini, responsabile del servizio ispettivo della società – nei primi mesi ci siamo concentrati nel reperimento degli elenchi degli impianti presenti sul territorio comunale. Quindi abbiamo lanciato una campagna di verifiche che stiamo cercando di ampliare sempre di più per fare emergere le irregolarità e i casi di vera e propria evasione rispetto alle necessarie manutenzioni periodiche. Quanto emerso dalla nostra attività, particolarmente in questa prima metà del 2018, dimostra quanto siano necessari i controlli da parte di un’autorità terza».
Una campagna che sta continuando in città con centinaia di lettere recapitate nelle ultime settimane, in cui si informa delle ispezioni. Queste ultime vengono effettuate sugli impianti per i quali i proprietari hanno provveduto a fare la certificazione (il cosiddetto rapporto di controllo di efficienza energetica redatto dal manutentore e vidimato dal Comune o dalla Regione), ma anche e soprattutto su quelli che invece non lo hanno fatto e per questo devono pagare – in caso di verifica ad opera di Publies – un bollettino da 100 euro. «Purtroppo la mancata certificazione spesso indica anche una scarsa propensione alla manutenzione della propria caldaia – continua Stefano Chini – il fatto è che questo comportamento può rappresentare un pericolo non solo per il proprietario di quell’impianto, ma anche per i vicini. Sia a livello di maggiori emissioni, sia in termini di sicurezza che di evasione, dal momento che la verifica periodica è un obbligo di legge. Per questo cerchiamo di concentrare la nostra attività sulle caldaie per le quali non è stato redatto il rapporto di controllo di efficienza energetica. Anche se, devo dire, che in alcuni casi è accaduto che pure quando l’impianto ha ricevuto manutenzione siano state rilevate ugualmente delle irregolarità. Queste però sono delle eccezioni. La maggior parte delle contestazioni riguardano quelli non visionati dai manutentori. Quando rileviamo irregolarità diamo generalmente tre mesi di tempo per mettersi in regola, ma se le infrazioni sono gravi la diffida è immediata».
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