Attenzione
Protesi per anca e ginocchio: in Toscana un centro di eccellenza
Può un ospedale dato quasi per “spacciato” diventare una struttura di riferimento per tutta la Toscana? Se ci si riferisce al Cesat di Fucecchio la risposta è indubbiamente sì
Può un ospedale dato quasi per “spacciato” diventare una struttura di riferimento per tutta la Toscana? Se ci si riferisce al Cesat di Fucecchio (piazza Lavagnini), la risposta è indubbiamente sì. Il “Centro Eccellenza Sostituzione Articolare Regione Toscana” (Cesat), nato nel 2009 per volontà della Regione Toscana e dell'Università degli Studi di Firenze, è la prima struttura riorganizzata secondo il concetto di “Focus Hospital”.
È un centro pubblico e tutte le prestazioni sono a completo carico del sistema sanitario nazionale. Dalla sua nascita – datata 1 settembre 2009 – sono state impiantate circa 6.500 protesi per anca e ginocchio, con un rapporto di 2:1. Oggi il Cesat ha 3.000 persone in lista d’attesa, un po’ come se tutti gli abitanti del Comune di Suvereto (Livorno) dovessero operarsi per una protesi articolare. Infatti tra le nuove “mission” della rinnovata direzione (guidata dal dottor Roberto Virgili) c’è di snellire le liste d’attesa, per rispondere meglio e più velocemente alle “sollecitazioni” del territorio, passando da tre anni a un anno di attesa. Perché questi tempi così lunghi derivano dalla tendenza a rivolgersi al Cesat quando c’è bisogno di una protesi.
CENTRO D’ECCELLENZA
Ma cos’è il Cesat e perché è diventato un’eccellenza regionale e non soltanto? A spiegarlo è il professor Massimiliano Marcucci, dell’università di Firenze, uno dei fautori di questo successo: «Quando il centro nacque nel 2009, ci diedero due mesi di vita. Ci dicevano “Ma perché una persona dovrebbe operarsi a Fucecchio?”. È stata una sfida».
Delle circa 6.500 protesi finora impiantate a Fucecchio, 4.000 portano la “firma” di Marcucci. Ma la differenza è nel modo di procedere: nella protesi d’anca il paziente viene operato con una tecnica mini-invasiva, con un piccolo taglio e senza drenaggi né punti di sutura, ma soltanto cerotti; il tutto in sale operatorie dotate di flussi laminari, per contrastare l’insorgere di infezioni.
GUARIRE CAMMINANDO
Il paziente operato d’anca il giorno dopo è già in piedi e dopo 4 giorni può lasciare il Cesat con l’ausilio di un bastone. Con un mese e mezzo di lavoro può tornare a camminare come prima. Praticamente il paziente guarisce camminando, seguendo i consigli dei dottori. Perché la “coxartrosi” , il processo degenerativo che colpisce l’anca, è una malattia ad evoluzione cronica, che consuma a poco a poco le cartilagini articolari. La protesi serve per far sì che i movimenti del paziente tornino fluidi come un tempo.
ATTENZIONE AI MILLIMETRI
Discorso diverso per il ginocchio, che richiede più tempo al paziente ma la cui protesi è più semplice da impiantare per il chirurgo. Dietro all’operazione, però, c’è uno studio complesso: «Siamo un po’ ingegneri e un po’ muratori – continua Marcucci – prima di operare andiamo a studiare nei minimi dettagli quale protesi serve e come va inserita. Perché anche 2 o 3 millimetri di differenza possono causare problemi e noi non lo vogliamo, visto che il paziente deve tornare a camminare come quando stava bene. Quando entriamo in sala operatoria dobbiamo già sapere chiaramente cosa dobbiamo fare, si tratta di fare l’intervento prima ancora di realizzarlo materialmente». Il termine tecnico è “planning” (pianificazione) e si tratta di uno studio ingegneristico fatto anche con l’ausilio di software (programmi) appositi, a cui si aggiunge la “mano” del chirurgo.
REVISIONI DELLE PROTESI
Al Cesat vengono fatte anche le revisioni protesiche, che sono interventi ancor più complessi. Generalmente chi viene operato subisce un’anestesia spinale mentre quella totale viene scelta solo nei casi più difficili. E non vengono operate solo persone anziane, ma anche giovani.
AUMENTARE GLI INTERVENTI
Oltre all’equipe del professor Marcucci, l’Asl Toscana Centro ruota altre equipe provenienti dalle altre strutture che rientrano nella macro-Asl della Toscana Centro (Firenze-Prato-Pistoia-Empoli). Al momento il Cesat può garantire 36 posti letto, più 6 di terapia intensiva. All’orizzonte persiste la volontà di aumentare il numero degli interventi, che adesso sono 5/6 al giorno, passando anche alle sedute pomeridiane. Ma serve più personale e su questo sta lavorando la Asl, come assicura il direttore della rete ospedaliera Luca Nardi.
Per rivolgersi al Cesat la procedura è questa: prenotazione al numero 05717051, poi prima visita per patologia dell'anca e del ginocchio o per richiedere una valutazione su una protesi già impiantata; poi visita di controllo post-operatoria e controllo periodico di un impianto. Grazie alla sinergia con la radiologia dell'ospedale, è possibile eseguire il set di radiografie e la successiva valutazione ortopedica in meno di un’ ora.
ATTESA INDOLORE
Nell’attesa di essere operati, c’è il servizio “Attesa Indolore”, gestito direttamente dall'equipe anestesiologica del Cesat. Consiste nella presa in carico del paziente in lista di attesa per intervento chirurgico e con sintomatologia dolorosa refrattaria alle terapie antalgiche. Attraverso una gestione personalizzata e multimodale delle cure, il servizio si propone, attraverso il miglioramento della qualità di vita, di accompagnare e supportare il paziente fino all'intervento. Senza, però, dimenticare le possibili complicazioni: una delle maggiori e più temute complicanze ortopediche è la trombosi venosa profonda.
PREVENZIONE ANTI-TROMBOSI
Per questo motivo, al Cesat viene eseguito di routine su tutti i pazienti un esame ecocolordoppler degli arti inferiori, sia post-operatorio che pre-operatorio. Un’accurata valutazione angiologica preoperatoria permette, in base alla stratificazione del rischio (ottenuto con un particolare algoritmo), di programmare una profilassi antitrombo embolica adatta e di impostare un protocollo terapeutico postoperatorio personalizzato. Questo approccio ha permesso di abbattere significativamente l'insorgenza delle trombosi e di prevenire eventuali rischi o complicanze. Tutto questo in un ospedale “di periferia”. Geografica, non sanitaria.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
