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Posti letto a rischio per i malati di Alzheimer

Posti letto a rischio per i malati di Alzheimer

Famiglie dei pazienti di Villa Serena a Montaione preoccupati per il turn over «Se viene decretata la dimissione non sappiamo a chi affidare i nostri cari»

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MONTAIONE. Incubo turn over per i malati di Alzheimer e le loro famiglie. Un ricambio di posti letto a Villa Serena a Montaione, una delle strutture per anziani più importanti della zona, che mette in apprensione oltre trenta nuclei familiari che, se l’alternanza tra i malati dovesse essere attuata, rischierebbero di trovare un’altra sistemazione per il congiunto affetto da questa grave patologia ogni tre o sei mesi. Un problema per le famiglie, ma anche per gli anziani non più autosufficienti che verrebbero tolti da un ambiente in cui, invece, vengono accuditi e gestiti con risultati molto positivi.

La vicenda è stata affrontata alcuni giorni fa in una riunione tra i familiari e i rappresentanti dello Spi Cgil, il sindacato dei pensionati. «I nostri familiari degenti “temporanei” nei nuclei Alzheimer nella struttura, sono tutte persone affette da demenze con varie tipologie e caratterizzazioni – si legge in una nota – Si tratta, talvolta, di pazienti allo stato terminale di aggravamento della patologia degenerativa che necessitano di assistenza totale. Abbiamo parlato di persone, perché questa è una struttura di eccellenza per la cura e l’assistenza di questo tipo di fragilità».

Ma c’è una spada di Damocle che incombe sulle teste dei pazienti e dei familiari, l turn-over. «Ogni malato rischia ogni tre o sei mesi di essere dimesso, come se si potesse compensare o risanare una demenza che va progressivamente verso il peggioramento – prosegue il comunicato delle famiglie – Ogni persona di buon senso che comprenda la complessità e la drammaticità di queste situazioni, sa che è umanamente impossibile gestirle a domicilio. Anche se economicamente fosse possibile permettersi due badanti, una per il giorno e una per la notte, l’abitazione non è un luogo sicuro per questo tipo di pazienti. Dove li portiamo i nostri cari?».

Un altro grande problema è rappresentato dalla quota sanitaria e dalle graduatorie. «Quali sono i criteri? Sono chiari e trasparenti, pubblici? Naturalmente ci sono casistiche variegate – dicono ancora le famiglie – Ci sono situazioni drammatiche. Famiglie che hanno svenduto la casa e chiesto un mutuo per sostenere le spese della retta della struttura, circa 3.000 euro al mese, parenti di persone con la Peg e completamente invalide, che non hanno ancora il diritto a stare in struttura, famiglie che, proprio a causa del protrarsi di queste criticità, si sono disgregate, con l’aumento dei disagi e dei rispettivi costi sociali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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