Toscana
Empoli, è la tua festa. Goditela
Prima l’ennesimo successo, poi la coppa alzata al cielo e alla fine il trionfo
EMPOLI. In una Serie B pazza e pazzesca la certezza è una sola: si chiama Empoli. E vince. Vince sempre. Anche quando non serve più. Anche quando la festa sarebbe stata comunque festa. Così, però, è ancora più bello. Perché quando capitan Pasqual, non a caso il migliore in campo, alza la coppa al cielo del Castellani è appena arrivata il successo numero 24 di un campionato non vinto, ma dominato. La pratica Perugia archiviata, la stagione chiusa prolungando ancora l’incredibile imbattibilità della gestione Andreazzoli. Insomma, se festa doveva essere giusto andarci con l’abito buono.
LA RIMONTA. E l’Empoli, infatti, fa di tutto per riuscirci. Perché l’ultima di campionato serviva giusto per sistemare le statistiche e si era pure messa nel peggiore dei modi. Ovvero con il Perugia, con gli azzurri ancora distratti dalla fantastica coreografia con cui la Maratona gli accoglie in campo, che passa al primo affondo. Merito di un curioso rimpallo e di una posizione sospetta di Di Carmine. Ma gli affanni sono da altre parti. A Frosinone, dove l’imponderabile si materializzerà a tempo quasi scaduto, a Spezia, dove il Parma riabbraccia la gloria. Al Castellani no. È festa comunque. Coi tifosi, sempre loro, che cantano «ce ne andiamo in Serie A» a più non posso, con la squadra che comincia a macinare il suo calcio come se niente fosse successo. La truppa del debuttante Nesta tiene, ma finché può. Perché la sfida dei saluti somiglia maledettamente a tutte le altre: ovvero stare dietro agli azzurri, al loro possesso palla, alle loro accelerazioni, al loro calcio, è difficile. Maledettamente difficile. Gli umbri vengono progressivamente spinti verso la loro area di rigore e le occasioni fioccano. Fatalità vuole, poi, che lo strameritato pareggio arrivi nel modo più casuale possibile: un cross di Pasqual, il migliore per distacco, che nessuno tocca e che va a morire in rete. Succede mentre passano i titoli di coda del primo tempo e, nella ripresa, con cambia nulla: l’Empoli domina, il Perugia punge con Di Carmine. Ma non ce n’è, non ce n’è per nessuno. E, al 18’, l’inevitabile diventa concreto quando i bomber si riprendono la scena: Caputo imbuca, Donnarumma buca. Basta, perché il resto è poco più che noia.
LA FESTA. Così, alle 22,56, la serata comincia ad avere un senso davvero. Accade, cioè, quando la passerella degli azzurri è finita e Pasqual, sempre lui, alza al cielo del Castellani quella coppa che mancava da più di 20 anni, quella coppa che si chiama “Ali della Vittoria” e che significa trionfo. Gli azzurri, che di azioni stupende ne hanno regalate tante, ne fanno una anche a campionato finito: portano il trofeo sotto la Maratona, per festeggiare insieme al pubblico. Alle 10.000 anime presenti al Castellani che spediscono la serata di venerdì 18 maggio direttamente nel libro di quelle che “io c’ero”, di quelle che “io non dimenticherò”. E non è ancora finita. Perché dopo il giro di campo più dolce di sempre gli azzurri salgono sul pullman scoperto che li attende e si buttano in una città impazzita per loro. È una festa meritata, straordinaria. Di quelle che ti fa pensare che è tutto così bello che è quasi triste ricordarsi che è finita...
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
